
Lamezia Terme – ‘La più grande tragedia dell’antichità’ così viene definita la catastrofe che coinvolse Pompei Il 24 ottobre 79 d.C. nell’ultimo libro, ‘I tre giorni di Pompei’, di Alberto Angela. L’evento che per motivi di spazio, visto il grande afflusso di gente, si è svolto al teatro Grandinetti invece che nel museo archeologico lametino, “una struttura molto indicata perché parla del passato” che avrebbe voluto riaprire proprio grazie alla presenza del famoso paleontologo. A introdurre Alberto Angela sono stati Gioacchino Tavella e il direttore del museo archeologico lametino che ha sottolineato l’importanza del valorizzare le nostre tante risorse culturali e, a farlo, “devono essere anche i cittadini”. Alberto Angela, che sta girando ora la nuova serie del suo programma Ulisse, spiega la catastrofe del 79 d.C. ricostruendone come in presa diretta i giorni che segnarono il drammatico e fatale destino delle città di Pompei ed Ercolano.

“Pompei - esordisce il paleontologo - è solo uno solo dei grandi patrimoni culturali che ha l’Italia; ricchezze come la Cappella Sistina, i Bronzi di Riace e tanti altri capolavori o opere d’arte non sono presenti in nessun’altra nazione europea, se non quelle che per vari motivi, anche storici, sono state acquisite da noi per poi essere esposte nei musei stranieri (Louvre, British Museum…)”. “Riscoprire Pompei è fare un viaggio nel passato. Il Vesuvio, gigante dormiente, che distrusse la città campana allora non esisteva; esisteva solo una piccola appendice, un dentello oramai spento di origine preistorica chiamato Monte Basso e dove erano presenti flora e fauna, un ridente altopiano amico, che però tradì tutti. Nonostante alcuni studiosi del tempo, come Diodoro Siculo e altri avessero capito che quello fosse un vulcano, non vennero ascoltati. Nemmeno un grande naturalista, dell’epoca, Plinio il Vecchio ne capì la pericolosità”. A raccontarci come avvenne tutto fu Plinio il Giovane, figlio di Plinio il Vecchio. “Sicuramente - spiega Angela - la data dell’eruzione non fu il 24 agosto ma, visti anche i ritrovamenti archeologici (datteri, fichi, castagne), il 24 ottobre. Pompei inoltre, era una città in crisi, senza acqua… fra i suoi abitanti mancavano i 17enni a causa di un precedente terremoto, i sismi e le scosse erano frequenti a Pompei. I genitori di questi futuri 17enni erano andati via, come erano andati via gli aristocratici che avevano venduto le loro ricche case agli schiavi che dopo 35 anni potevano essere affrancati e sfruttando le loro abilità nel commercio potevano diventare ricchi. Le città costruite dall’impero romano si presentavano ben realizzate architettonicamente, con quartieri, vie piazze e strade. Le loro caratteristiche costruttive, ne consentivano la pulizia con le piogge; inoltre, si sono riscontrati sensi unici con un preciso ordine di transito per i veicoli dell’epoca (carri), muri con scritte elettorali con i nomi dei candidati preferiti, o altre scritte con pensieri e idee di chi li scriveva”.

Alberto Angela spiega che: “La distruzione delle città, in particolare, di Pompei ed Ercolano avvenne nel giro di tre giorni in cui il Vesuvio con un improvviso risveglio delle attività causò un cataclisma, consistente in una serie di terremoti ed eruzioni improvvise di polvere, lava, gas, lapilli, pomici, che con un’esplosione dal basso verso l’alto per almeno una quarantina di chilometri si è poi riversata sulle città con enorme velocità, non dando l’opportunità alla popolazione di valutarne la pericolosità e l’entità e consentirne di trovare un rifugio. La città di Pompei fu coperta di polvere e strati di pomici per alcuni metri impedendo la fuga. Ad Ercolano, si accentuò di più il calore dovuto alla forza dell’eruzione, all’onda d’urto e all’aria irrespirabile, causando la morte istantanea degli abitanti, anche per coloro che erano vicino alla spiaggia, gas, calore eccessivo, sostanze corrosive esalazioni, furono le principali cause di morte. Pompei è rimasta famosa purtroppo perché i calchi di gesso dei corpi mostrano l’atteggiamento avuto nel momento in cui il disastro si verificava. In ogni caso rappresenta un fatto storico drammatico dovuto ad eventi climatici che, suo malgrado, hanno fatto di Pompei un bene storico patrimonio dell’umanità”. Il 19 febbraio, alle 10:30 Alberto Angela incontrerà all'Auditorium dell'Istituto Campanella di Lamezia gli studenti delle scuole medie superiori per discutere insieme a loro del suo libro e non solo.
Francesco Ielà
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