
Lamezia Terme - Conclusa ieri sera la “Serata in poesia” dal titolo “Nasconditi dietro questo tramestio di foglie” da un verso di Lorenzo Calogero, dell’Associazione Sinergie Culturali, inserita come secondo appuntamento della rassegna “Fiera del libro Calabrese VIII” a Palazzo Nicotera, biblioteca comunale per Il Maggio dei libri. Una serata che ha visto tra i protagonisti due generazioni diverse scambiarsi vedute, versi, sui maggiori poeti italiani del 900’. La serata, introdotta con i saluti della professoressa Carmela Dromì, presidente di Sinergie Culturali, ha dato il via ai versi inediti in vernacolo della professoressa Luciana Parlati, per proiettare i presenti in sorrisi, ricordi, nostalgia, circa la Nicastro di un tempo, per poi proseguire circa l’importanza del dialetto. Il secondo momento della serata in poesia ha invece visto sulla scena Domenico D’Agostino, ideatore del Collettivo Manifest “Una realtà culturale molto forte nella nostra città” – dice la Dromì in apertura, accompagnato da alcuni esponenti del Collettivo, Piergiorgio Vasta al pianoforte, Valeria D'Agostino e Marianna Leone. “Manifestare per me, per noi, significa proprio quello che è accaduto: coinvolgere” – dice Domenico.
“La sfida di Sinergie Culturali è stata vinta attraverso questa serata – dice la Dromì - poiché si è riuscito a creare il giusto connubio incontro/scontro che ha permesso nuove vedute, nuove interpretazioni, nuove ri-elaborazioni a proposito della poesia” che, come ripete spesso la professoressa Dromì, “è un tema di per sé molto complesso”. Ha unito parole, immagini, colori, suoni e rumori Domenico, un bricolage perfetto insieme a tanto movimento verbale e fisico, nella sala Perri di Palazzo Nicotera, partendo dalla satira, subito dopo le poesie della professoressa Parlati, fino ad attraversare la satira di Lercio e di Aldo Palazzeschi, avendo bene a mente il passaggio dei tempi, attraverso il mondo della nuova comunicazione via web, fino a giungere all’altra faccia di Palazzeschi, quella ai più sconosciuta, estrapolando un suo inedito pensiero che termina, a proposito del suicidio, “E mi inginocchio ai piedi del suicidio”, da un articolo sul domenicale del sole24ore di qualche anno fa a firma di Enzo Siciliani. Un tema che Domenico ritrova anche negli autori che hanno visto un seguito nella serata, e che sviscera prepotentemente, Pavese, Costabile, infine Calogero, con un intervento di Valeria D’Agostino che ha letto alcune poesie inedite e ha brevemente tracciato alcune chiavi di lettura riguardo la sua poetica estremamente difficile.
“U poeta s’ha stancatu” legge così, Domenico D’Agostino, un suo ultimo componimento in versi in forma dialettale, prosegue poi con suoni onomatopeici per alternare il poeta che, invece, vuole divertirsi. Una prova che, i ragazzi del Collettivo hanno riproposto questa volta di fronte un pubblico nuovo per loro, un target diverso, e lo hanno fatto grazie all’unione di intenti con la professoressa Dromì, che da sempre nutre interesse per la cultura con una sensibilità particolare verso la poesia, un’occasione per “Capovolgere il tavolo” per ripetere Neruda, per capovolgere sedie e divani, per creare un evento con possibili altre, diverse prospettive. Lo hanno fatto per destare “Stupore”, perché è di stupore – in termini affermativi – che si è parlato e si è voluto concludere. Perché, a dispetto di chi ha storto il naso, è necessario tornare a stupirsi come si faceva più facilmente da bambini, “Altrimenti siamo già morti” – dice Domenico D’Agostino. Dunque dallo sforzo compiuto da Domenico, si colga l'invito alla non rassegnazione, alla lotta contro il pessimismo, alla resistenza del dolore del mondo, e trasformarlo in speranza, in curiosità, in nuovi stimoli. Continuando dagli occhi di quei poeti che hanno scelto la sconfitta solo perché, di fronte un mondo interiore traopo grande, e di straordinaria bellezza e dolore, si sono vertiginosamente persi. “Si deve cogliere se vogliamo parlare di poesia un ulteriore sforzo, quello di suscitare stupore e di vivere lo stupore” – continua Domenico D’Agostino. “Si commette un errore di fondo tutte le volte che ci fermiamo a guardare la forma, che guardiamo alla tristezza per vedere tristezza, la bellezza è anche quella nascosta – conclude Valeria D’Agostino – Se vogliamo davvero creare un incontro fra più persone, più generazioni diverse per parlare di qualunque cosa, è necessario rompere schemi prestabiliti, smettere di scandalizzarsi con poco, i tabù non hanno mai aiutato nessuno a vederci più chiaro, a vederci. Dobbiamo porci, se vogliamo creare questo confronto, nella condizione di ascolto reciproco, il che significa avere una predisposizione verso nuovi approcci e verso nuovi linguaggi, quali possono essere quelli dei giovani”.
"Lorenzo Calogero è stato da troppo tempo oggetto di stereotipi in negativo, è necessario mettere da parte l’immagine del Rimbaud calabrese, che ne durante la sua vita ne dopo la sua morte gli hanno permesso il giusto riconoscimento come poeta. L’esigenza attuale è quella di conoscere il poeta, quindi di leggere e di studiare le sue poesie, entrare nell'espressività dei suoi versi, ed è proprio dai suoi versi che si intuisce il senso identitario alla Calabria, alle nuvole cangianti nel cielo, al cielo e al vento, ai fiori variopinti, alla sua casa da lui definita ‘dimora di Dio’, ai pastori, Calogero non è un poeta etereo, sdradicato ai suoi luoghi, ma conosce e vive i suoi luoghi ed è da questi che nasce la sua poesia. Dunque è necessario innanzitutto far conoscere il poeta come radicato alla sua terra per poi farlo uscire dal localismo, tentare di capire se la sua scrittura, che ancora oggi fra i maggiori studiosi non è riuscita a ricevere una definizione più o meno certa ed oggettiva, può essere divulgata,esplorata, messa sul banchetto della critica, esaudendo un desiderio del poeta, per come credo meriti, anche a livello europeo. Il c.d 'Caso Calogero' non si fermi alla morte ma continui a vivere" - conclude Valeria D'Agostino.
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