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Lamezia Terme - Paolo Borsellino, 21 anni dopo: la Calabria in movimento per la Giustizia e la Legalità, è il titolo dell’incontro organizzato dall’associazione Ammazzateci tutti, in collaborazione con il Comune di Lamezia e la Provincia di Catanzaro. La commemorazione della morte del giudice Paolo Borsellino è stata il punto di partenza per il dibattito, che ha visto come protagonisti il sindaco Speranza, il questore di Catanzaro Guido Marino, il procuratore aggiunto della DDA di Catanzaro Giuseppe Borrelli, Rosanna Scopelliti, il prefetto di Catanzaro Antonio Reppucci e il presidente nazionale di “Ammazzateci Tutti” Aldo Pecora.

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Il ricordo di quel 19 luglio, come del 23 maggio del 1992, rimane vivido nella memoria di molti, ma, come ha ricordato il sindaco Speranza “è doveroso ricordarli ogni anno perché con il tempo il ricordo può sfumare e non è un bene, perché potrebbe abituarci all’indifferenza”. Quegli eventi tragici hanno segnato la fine di un momento storico e hanno dato il là per importanti cambiamenti sia nella società che nella giustizia “Tutto quello che oggi noi cerchiamo di fare - ha spiegato il Procuratore Borrelli - è l’eredità che ci hanno lasciato i giudici Falcone e Borsellino. Loro hanno avuto la capacità di anticipare i tempi, di guardare avanti”. Il procuratore ha avuto modo anche di parlare del suo lavoro, che quest’anno ha raggiunto grandi risultati soprattutto sul fronte lametino, con il processo Medusa, che ha smembrato la cosca Giampà, grazie alla collaborazione dell’ex capo clan pentito Giuseppe Giampà “è stata una mole di lavoro enorme per la direzione distrettuale antimafia, e ringrazio tutti coloro che hanno lavorato per questo, e a tal proposito ringrazio il collega Elio Romano, che ha fatto un lavoro straordinario. Ho avuto la fortuna - continua- di collaborare con persone altamente valide. Abbiamo investito su Lamezia e i risultati sono arrivati, e anche al di là delle previsioni. La collaborazione di Giuseppe Giampà ne è un esempio e ne vedremo gli effetti con il tempo. Quello che posso dire - conclude - è che non è necessario fare i giudici o i procuratori per contribuire a far andare le cose in un certo modo. Esserci non basta, bisogna impegnarsi per l’affermazione di certi principi”.

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Quest’anno è stato ricco di cambiamenti, di risultati importanti che le cariche istituzionali riconoscono e a cui guardano con ottimismo; “è stato un anno con una serie di conferme. - ha specificato il questore di Catanzaro Guido Marino - Siamo in grado di sconfiggere la mafia perché siamo molto più preparati di prima, ma dobbiamo abbatterla non solo sconfiggerla, perché è questo che ci hanno insegnato i giudici Falcone, Borsellino e Scopelliti. Per farlo - conclude - non c’è bisogno di sceriffi o di eroi, ma abbiamo bisogno di cittadini normali, che siano consapevoli dei propri diritti e doveri”. E ai cittadini si appella anche il Prefetto di Catanzaro Reppucci, chiedendo loro di non cadere nell’apatia, nella lamentazione. Li sprona piuttosto a reagire e ad attivarsi concretamente con i fatti e non solo con le parole: “lo Stato siamo tutti noi, ripartiamo da questa consapevolezza. Cari calabresi siate protagonisti di un film diverso, non siate comparse. Bisogna scegliere da che parte stare. Indulgere alla rassegnazione non è positivo. Per onorare al meglio la memoria di coloro che sono morti per questo, la sola cosa da fare è alzarsi e agire”.

Rosanna Scopelliti, figlia del giudice ucciso dalla mafia, ha avuto modo di portare la sua testimonianza non solo come giovane donna da sempre impegnata sul fronte antimafia, ma portando anche la sua esperienza da neodeputata: “la politica sente la necessità di rendersi credibile e quindi sa che deve rimanere unita quando si parla di temi come le organizzazioni criminali ha spiegato a proposito dell’approvazione della nuova legge sulla commissione antimafia. Non si può dire solo che si è contro la mafia, ma bisogna contrastarla nei fatti, insieme. Ma questo - aggiunge - non deve essere visto come qualcosa di straordinario ma come la normalità”. Tra gli altri interventi, anche quello del comandante dell’Arma Fabio Vincelli, che però ha espresso il suo rammarico “perché - spiega - le cose sono cambiate poco. Purtroppo le persone che lottano sono sempre le stesse: la magistratura, le forze dell’ordine, e quelle poche persone che hanno il coraggio, e lottano contro il silenzio. Però chi lo fa, continuerà a farlo non solo per quello che è successo 21 anni fa ma anche per quello in cui crede, la giustizia”.

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Anche Don Giacomo Panizza è intervenuto sul palco porgendo i suoi saluti e portando la sua testimonianza di vita vissuta, così come Maria Teresa Morano, referente e responsabile regionale Fai (Federazione Antiracket), che ha spiegato l’iniziativa del consumo critico e ha colto l’occasione per riferire le sue e le parole dell’associazione Antiracket Lametina dopo le dimissioni da vicepresidente di Rocco Mangiardi, annunciate oggi. La Morano ha tenuto a specificare che l’associazione è “profondamente dispiaciuta per ciò che è accaduto, anche perché erano dimissioni già rifiutate una prima volta. Rocco - continua - è, è stato e continuerà ad essere un grande amico, ma crediamo che abbia fatto un errore. Nutriamo il massimo rispetto, ma lo stesso rispetto deve essere garantito anche agli imprenditori che hanno deciso di restare. Ha preso la sua decisione - ha concluso - ma che non venga strumentalizzata”. L’incontro, organizzato movimento antimafie Ammazzateci, è arrivato al quarto anno ed è stato anche il “battesimo” per la coordinatrice cittadina del movimento Raffaella Gigliotti.

C.S.

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