
Lamezia Terme - Uno sguardo alla vita privata, letteraria, sociale e politica di Cesare Pavese, raccontato attraverso le sue stesse opere, le sue poesie, i suoi romanzi, la testimonianza più vera e concreta della sua esistenza di protagonista di una parte del novecento letterario italiano. É stato tutto questo l’ultimo appuntamento, tenutosi nella caffetteria “Dolce Italia”, di “Contemporanea”, la rassegna letteraria ideata dal Sistema Bibliotecario lametino, che si è snocciolato in una serie di incontri che hanno avuto al centro alcune delle più illustri figure del panorama letterario contemporaneo, spaziando da autori italiani a quelli stranieri.

Con Cesare Pavese si è chiuso un anno di iniziative, eventi e di lavoro, così come hanno spiegato i due interlocutori, Antonio Esposito e Maria Chiara Caruso del Sistema Bibliotecario lametino, insieme al direttore Giacinto Gaetano, che hanno fatto da voci narranti nel pomeriggio dedicato all’autore piemontese. Si è partiti da Charles Bukowsky nel mese di marzo, proseguendo per Alda Merini, Alberto Moravia, Elsa Morante, Italo Calvino e, per finire, a grande richiesta come hanno spiegato gli organizzatori, Cesare Pavese che ha concluso la rassegna. L’amore per la letteratura, l’incontro con Einaudi, con le donne che sono state per lui croce, soprattutto, e delizia, le amicizie importanti e la vita politica che, inevitabilmente lo hanno segnato. Per raccontare tutto quello che è stato Pavese, nei suoi poco più di 40 anni di vita, mori infatti suicida nel 1950, è stata riproposta la formula del reading a microfono aperto. Chiunque, infatti, ha potuto leggere scritti e poesie dell’autore. Il modo forse più vero per poter comprendere e capire fino in fondo gli autori.

Ne é emersa una figura innamorata a sua modo della vita, delle donne, ma anche e soprattutto molto fragile, che ha raccontato la realtà con tutta la sua asprezza e crudezza. Le sue scelte politiche lo hanno portato anche a vivere tre anni al confino, a Brancaleone, in provincia di Reggio Calabria, periodo che gli ha fatto partorire “Nel carcere”, poiché, come è stato ribadito più volte, Pavese ha fatto della sua visione della vita, e di tutto ciò che lo circondava, una vera e propria opera d’arte. Il “sottotitolo” per questo appuntamento della rassegna è stato “l’uomo che oltrepassa la forma”, proprio perché, come hanno spiegato gli organizzatori, “il suo era un vero e proprio andare oltre”. E ad una vita, vissuta intensamente e con tutte le fragilità, Pavese ha deciso di porvi fine con un atto estremo, “un vero e proprio atto di ribellione” per un autore per il quale la realtà si imponeva oltre ogni intellettualismo.
C.S.
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