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Lamezia Terme - Conclusa al Museo Archeologico Lametino la prima edizione della “Festa dei musei”, la due giorni pensata dal MiBACT per consentire l’apertura straordinaria a specialisti e visitatori non solo nei principali musei statali ma anche nelle realtà pubbliche e private che hanno espresso interesse. Così, anche Lamezia Terme, “seppur con un lieve ritardo nella comunicazione e nella organizzazione - fanno notare dall’associazione archeologica lametina - ha aderito all’evento da parte del Comune della città e ha consentito l’apertura totalmente gratuita nei giorni sabato 2 e domenica 3 luglio fino a tarda serata”. Il tema al centro di questa inedita due giorni è quello del rapporto tra Musei e Paesaggi culturali, argomento individuato da ICOM per il congresso di Milano.

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Nella serata di ieri si sono alternate visite guidate da parte dell’associazione archeologica lametina, storica realtà che nel tempo continua a dare il suo contributo alla tutela del museo, alla valorizzazione dei beni culturali e dei reperti. Presenti nella visita guidata il dottor Rocco Purri, il professore Lucio Leone, e altri soci, inoltre presente nelle sale del museo anche l’artista Francesco Antonio Caporale. A proposito di reperti, durante la visita guidata il dottor Rocco Purri, mostra quelli più importanti, e fa notare come in realtà i pezzi più prestigiosi sono quelli più piccoli. Il chiodo di bronzo di “Aiòn” per esempio, proveniente probabilmente da una tomba, nella cui faccia inferiore, piatta, della testa, con adattamento circolare, è stampigliata a rilievo con lettere accurate un’iscrizione databile tra il IV e III secolo a.C. Ancora, il dottor Purri fa vedere la famosa “Hydria” a figure rosse con scene di toilette su entrambi i lati. Da contrada Cerzeto, da una produzione campana 380 – 370 a.C.

Sulla spalla un erote, seduto su una roccia, porge una pisside ornata di pietre preziose ad una giovane donna, seduta anch’essa, che si volge richiamata da quel gesto. Sulla destra compare un’altra figura femminile, il busto nudo, intenta a specchiarsi. Chitoni caratterizzati da pieghe sottili si drappeggiano in trasparenza sul corpo delle due donne, arricchendo fastosamente la scena. Una “festa dei musei” che per la sua prima edizione è stata occasione per mettere in evidenza, anche a Lamezia, la ricchezza di molti reperti presenti nel museo. Infatti, nelle sale che circondano la struttura altri soci dell’associazione spiegano con termini più semplici ad alcuni bambini presenti, partendo dalla storia, l’importanza di Terina per il territorio lametino.

“Un tempo la più splendida colonia era Sibari – spiegano – Poi Crotone sconfigge Sibari, e quando questa diventa la città più importante della Magna Grecia vuole una sub colonia e così fonda Terina, che si trova dopo S.Eufemia Vetere. Lì la sovrintendenza durante gli scavi trova i reperti, blocca gli scavi e li dona al comune”.

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Di recente, il Museo archeologico lametino ha ospitato due importanti studiosi internazionali, a proposito dell’interessante convegno a scopo informativo e scientifico sul minerale in vetro da vulcano “dell’ossidiana liparota”, Andrea Vianello, socio ordinario dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, e Robert H.Tykot, della University of South Florida Department of Anthropology, i quali hanno esposto i risultati delle loro ricerche scientifiche frutto di anni di studio, sugli scambi tra la piana di Sant’Eufemia e le loro vicine Isole Eolie, di questo prezioso minerale.

Una particolarità, un unicum calabrese, nella fattispecie lametina, di cui andare orgogliosi insomma ma che lascia l’amaro in bocca quando si prende consapevolezza delle gravi criticità che il Museo archeologico lametino mette in rilievo ormai da anni. “Nei locali del museo, ma soprattutto nei depositi attuali, dislocati dal museo, giacciono tutta una serie di elementi che andrebbero valorizzati”– spiega il dottor Purri circa la possibilità di uno spazio da adibire a laboratorio.

“Chiediamo all’amministrazione comunale la possibilità di usufruire gratuitamente di qualche locale, anche sottostante il museo, per organizzare un laboratorio di ricerca per valorizzare tutti i reperti archeologici che si trovano nel deposito” – conclude il dottor Purri auspicando in fatti concreti che vadano oltre le parole.

V.D.

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