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Lamezia Terme – I ragazzi del Sistema Bibliotecario Lametino, accompagnati dal direttore Giacinto Gaetano, hanno concluso presso la libreria Tavella ‘Contemporanea’, rassegna letteraria itinerante, con l’autore che il 9 Marzo ha inaugurato la stessa rassegna: Charles Bukowski. Ospite della serata è stata la traduttrice ufficiale italiana di Bukowski, Simona Viciani. Oltre al dibattito aperto dai ragazzi del Sbl, al centro dell’evento l’ultima raccolta dell’autore in questione “Quando eravamo giovani” . Un ciclo di appuntamenti che ha visto ampia partecipazione soprattutto di giovani, ruotando tra alcune figure letterarie del ‘900, Alda Merini, Elsa Morante, Alberto Moravia, Italo Calvino. Un’occasione di crescita per i ragazzi del Sbl che prestano servizio civile nazionale, protagonisti della ‘cultura in movimento’, e di nuovi linguaggi verso un nuovo pubblico, aperto, fresco, dinamico. Nel corso di ogni incontro, infatti, i ragazzi hanno spaziato partendo da excursus storici e bibliografici degli autori, e hanno poi terminato con video, documenti inediti, e la novità forse più attesa e più entusiasmante che ha permesso un continuo coinvolgimento: il reading a microfono aperto.

Tante letture libere e spontanee da parte di grandi e piccoli che hanno trovato di volta in volta, in un clima armonico, il giusto piacere di mettersi in gioco. Simona Viciani è la traduttrice dell’intera opera di Bokowski e lo sarà ancora per molto tempo, come lei stessa afferma, avendo sottomano parecchi inediti dell’autore. Una donna che all’età di 15 anni spinta dalla curiosità si appresta a leggere di nascosto ‘Factotum’, da lì scopre che nessuno autore riuscirà più a far mira nel suo come. Perché? “È stato un po’ come rivivere l’incontro di Bukowski quando in biblioteca trovò dinanzi a se il libro di John Fante, è stato lo stesso innamoramento, di lui mi hanno colpita sia i temi trattati da cui emerge uno spaccato chiaro dell’America degli anni ’50, sia la verità delle sue parole, la non fintezza, il suo linguaggio attuale” – dice Simona Viciana. Un’offerta di lavoro in America negli anni 80’, a pochi km da San Pedro, lunghi pomeriggi ad indugiare nei luoghi dello scrittore dell’ordinaria follia, e un incontro pseudo causale mai avvenuto. Dopo qualche anno dalla sua morte, la fortuna di incontrare Linda Lee, amica di Bukowski con cui la traduttrice Simona Viciani continua il suo lavoro di ricerca e di studio, insieme ancora a tanta meraviglia, lacrime e il cuore a mille.

Finché un giorno grazie a questo incontro si trova ad entrare nella casa dello scrittore, tra le sue penne e matite, la sua vecchia macchina da scrivere, mozziconi di sigarette, due bottiglie di birra, una piena e una vuota, e poi un brindisi insieme a Linda Lee e al tornado bianco. “Credo di aver in comune la sua schiettezza, il voler essere libera come lui, non legata a schemi, aver perseverato, l’essere andata avanti – continua la Viciani – Bukowski ha fatto mille lavori, non ha mai mollato, poi ad un certo punto a 51 anni ha deciso di voler fare solo lo scrittore e in 21 notti ha tirato fuori ‘Post office’. Bukowski ha sempre scritto ogni sera, l’editore ha infatti trovato un mucchio di poesie. Ha considerato la scrittura una palestra di vita, “Bukowski è stato un artigiano della parola, lui era del parere che per scrivere bene bisognava applicarsi” – continua la Viciani. Quanto conta la follia nell’autore? Alla domanda di Mariachiara Caruso la traduttrice risponde così” La follia non si insegna, si può migliorare, prendere spunti, il poeta nasce poeta. Consiglio ai giovani che vogliono approcciarsi alla scrittura di essere semplici e schietti”. 

V.D.

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