
Lamezia Terme - E’ stato incentrato sul saggio di Hannah Arendt “La banalità del male” l’incontro, al Liceo Scientifico “Galileo Galilei”, tenuto dalla professoressa Paola Helzel, docente di Filosofia del Diritto all’Università della Calabria. L’incontro, al quale ha partecipato anche una rappresentanza di studenti provenienti dal Liceo Classico, si inscrive nel progetto proposto per le scuole superiori dalla Società Filosofica Italiana “Tradizione e Contemporaneità-Letture Filosofiche” che si propone di far conoscere alle nuove generazioni i grandi classici del pensiero filosofico. La Arendt, allieva di Heidegger ma con una sua propria personalità filosofica, è ricordata nel panorama del ‘900 per i suoi studi sul totalitarismo – si definiva infatti un “Teorico della Politica” – e , soprattutto, per il reportage effettuato come inviata del “New Yorker” sul processo al burocrate dello sterminio nazista Adolf Eichmann, tenutosi a Gerusalemme fra il 1961 e il 1962, dopo la cattura del criminale in Argentina. Il processo si concluse con la condanna di Eichmann per impiccagione, e il reportage si trasformò in un libro di più ampio respiro –“La banalità del male”, appunto – che fece a suo tempo molto scalpore ma di cui è oggi riconosciuta l’immensa profondità e capacità analitica. “La Arendt definisce Eichmann un uomo normale, – spiega la Helzel – la cui unica colpa è di non pensare. Era la rotella di un sofisticato ingranaggio 'a cipolla', in cui il crimine era un lavoro di routine.”
Un ingranaggio, dunque, creato da Hitler, che ebbe il risultato di “sollevare le coscienze da ogni responsabilità”, visto che Eichmann si limitava a “redigere degli elenchi”, e a portare materialmente la gente verso le camere a gas erano, traumaticamente, gli stessi detenuti ebrei. Un lavoro fatto “senza sporcarsi le mani”, quello descritto dalla Arendt, che chiude la sua opera con una domanda che è ricorrente nella letteratura della shoah: “Siamo sicuri che ciò non tornerà?” In questo senso la Helzel si sofferma sull’importanza di portare le nuove generazioni al senso critico, alla responsabilità individuale, al rispetto imprescindibile della legge morale, che, citando la Arendt, “parla con identica voce al cuore degli uomini, eterna e immutabile”, ed è in base ad essa che si viene assolti o condannati dalla Storia.
Giulia De Sensi
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