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Lamezia Terme - Esiste un legame tra i Vangeli chiamati “apocrifi” e la pittura, per come ci viene raccontata dagli storici dell'arte? Esiste ed è molto stretto, anche se non tutti lo sanno. E' stato questo l'argomento dell'ultima conversazione che si è tenuta al Museo archeologico  (il 7 marzo scorso)  nell'ambito dei convegni organizzati dall'Associazione Archeologica lametina. Dopo una breve presentazione di Vincenzina Siviglia Purri, Presidente dell'Associazione,  si sono succeduti gli interventi di Teresa Gaetano, esperta di Conservazione dei Beni Culturali, e Angelo Grandinetti, studioso dei testi biblici. I Vangeli apocrifi (letteralmente “libri segreti” successivamente a significare libri”falsi”) databili tra il II e il VI secolo d. C., pur essendo fuori dalla Chiesa ufficiale, che però ne accettò tacitamente molti particolari, hanno lasciato una traccia profondissima nella tradizione cristiana, popolare e artistica insieme, influenzando sommi poeti e artisti, come Dante e Giotto, e, giungendo fino a noi, musicisti come Fabrizio De André.  E proprio su uno dei maggiori maestri si è concentrata la prima parte della conversazione:  Teresa Gaetano ha inizialmente delineato la figura di Giotto, artista che portò profonde trasformazioni nella pittura del suo tempo, superando lo schematismo dell'arte bizantina e  anticipando i valori dell'Umanesimo. Secondo la nota definizione di Cennino Cennini, fu colui che “rimutò l'arte del dipingere di greco in latino, e ridusse in moderno”.

La giovane studiosa, partita dagli anni della formazione dell'artista, ha discusso le principali caratteristiche  della sua opera e le innovazioni da lui apportate nel linguaggio pittorico del suo tempo, per giungere  a uno dei suoi capolavori assoluti, gli affreschi della Cappella degli Scrovegni di Padova; di questa ha illustrato l'intero progetto iconografico soffermandosi, infine, sui cicli che interessavano maggiormente il tema della conversazione, le storie di Gioacchino e Anna, dell'infanzia di Maria e dell'infanzia di Gesù, sviluppati su più livelli e ispirati appunto ai racconti dei Vangeli apocrifi. È quindi toccato ad Angelo Grandinetti, che ha parlato della genesi dei Vangeli apocrifi e della loro diffusione, per cui i loro contenuti, ancora oggi accettati, assumono quasi la dimensione di un “mito”. I racconti di questi Vangeli, soprattutto il Protovangelo di Giacomo e quello dello pseudo-Matteo colmano i vuoti lasciati dai Vangeli canonici, in cui non vengono nominati mai i genitori di Maria, né si parla della vita di Maria e pochissimo dell'infanzia di Gesù. Racconti che entrarono a pieno titolo nella tradizione grazie anche a Iacopo da Varagine, che riprese molte notizie riportate in essi nella Leggenda Aurea, libro che ebbe enorme fortuna nel XIV e XV secolo. Nel Protovangelo di Giacomo si narra di Gioacchino, uomo ricco ma non benedetto dalla paternità, che si ritirò in preghiera nel deserto per invocare che la moglie Anna avesse un figlio; gli apparve un angelo che gli annunciò la gravidanza di Anna e i due si incontrarono alla Porta Aurea di Gerusalemme: è l'argomento iniziale del ciclo di Giotto dove, come ben esplicitato da Teresa Gaetano, è evidente l'incrocio degli sguardi. Altri episodi riguardano la natività di Maria, la sua presentazione al tempio, la nascita di Gesù in una grotta, mentre della presenza del bue e dell'asinello parla esplicitamente lo pseudo Matteo  Non è un caso se i racconti presenti nella Leggenda Aurea assunsero spesso la forma di cicli pittorici,  nella pittura di Giotto ma anche di altri artisti: questi avevano infatti un'evidente finalità didascalica, in un'epoca in cui erano pochissime le persone istruite. La loro influenza è visibile anche nella “Leggenda della Vera Croce”, opera sublime di Piero della Francesca nella Cattedrale di Arezzo, che si sviluppa anch'essa sotto forma di racconto.   

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