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Lamezia Terme – Parlare di bullismo è compito complesso in quanto si può incorrere in analisi riduttive e spesso retoriche.  Giovanni Floris giornalista e conduttore di talkshow quali ‘Ballarò’ e ‘Di martedì’ ci prova con la sua ultima fatica letteraria, fresca di pubblicazione Rizzoli “Quella notte sono io”, e lo fa per mettere in evidenza la bellezza delle differenze. Un incontro partecipato, inserito ne Il Maggio dei Libri, quindi organizzato dal Sistema Bibliotecario Lametino, che ha visto giovanissimi protagonisti nell’auditorium dell’Istituto Comprensivo Perri Pitagora e un pubblico di diverso target presso la Libreria Tavella, altra realtà che ha promosso l’evento, con molteplici domande e riflessioni sul tema. Una mattinata all’insegna dell’ascolto e del confronto. Nell’auditorium erano infatti presenti alche gli studenti del Liceo Classico F. Fiorentino e dell’I.T Valentino De Fazio. “Un giornalista, Floris – dice Teresa Bevilacqua, dirigente scolastica – che apprezziamo per la sua mitezza e pacatezza. Un romanzo, letto da tutti i nostri ragazzi, che va oltre il fenomeno del bullismo, perché lo tratta a posteriori. La scuola, invece, lo affronta in modo preventivo”. Un incontro che, come sottolinea più volte la dirigente, intende dare importanza all’alleanza fra scuola e famiglia. Presente anche il sindaco Paolo Mascaro e l’assessore alla cultura Graziella Astorino. “Più lo affrontiamo – dice il sindaco con riferimento al bullismo – più possiamo andare avanti nel tentativo di sconfiggerlo. Spesso non sappiamo cogliere nello sguardo dei nostri figli ciò che quello sguardo ci implora di cogliere”. L’appello del sindaco, rivolto ai giovani in più occasioni, invita a non farsi travolgere dall’isolamento del mondo virtuale e della modernità, causando l’arresto delle  emozioni senza più cogliere la sofferenza. A coordinare l’evento Maria Chiara Caruso di Open Space, associazione collaterale al Sistema Bibliotecario Lametino, accanto a Giacinto Gaetano.

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La memoria è un animale strano. Passi una vita a cercare di domarla, a convincerti che ci sei riuscito, e poi basta un attimo per renderti conto che sei solo un illuso. Per Stefano quell'attimo arriva insieme a un telegramma che lo porta indietro di ventisette anni, alla notte che lo ha reso l'uomo che è: una convocazione, di questo si tratta, un appuntamento con il passato che non può più rimandare. Insieme a lui al casale, in quel tranquillo weekend estivo, ci sono loro, gli amici del liceo, ed è dalla maturità che non si vedono. “Che valenza ha l’atto del ricordo nel romanzo”? A questa domanda,  di Maria Chiara Caruso, Floris  risponde “La riflessione sul senso di responsabilità che ognuno di noi ha. Dobbiamo tornare a dare importanza alle cose che diciamo e facciamo”. “Quella notte sono io” è la presa di coscienza, toccata in modo del tutto inaspettato. Una convocazione che ha il peso dei sensi di colpa, della memoria che cancella tutte le qualità che la gioventù ha in serbo per macchiarne le personalità. Giovanni Floris vuole mettere quasi sullo stesso piano il bullo e la vittima perché “il bullismo è una matrice di pensiero che incontriamo sempre, anche da adulti, non solo a scuola, ma anche nel lavoro” – afferma l’autore. Non c’è un insegnamento da cogliere da questo libro bensì una esperienza. Inoltre, le differenze. “Abituarsi alle differenze vuol dire essere uomini di mondo – prosegue – se le conosci, le differenze, non le noti più, non hai più paura”.   

V.D.

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