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Lamezia Terme - “La seconda scelta fu di accorgermi presto che è illusione distinguere alleati da nemici mentre il popolo ingenuo e illuminato al mio passaggio mi gridava - Evviva, sfiducia o gelosia serpeggiavano tra i capitani. Di cui ero il capo... ma lo ero!”. È stato un magico incontro fra poesia, teatro e musica quello che ha visto protagonista della “Giovanna D’Arco”, Elisabetta Pozzi nel secondo appuntamento del Festival Magna Graecia diretto in modo perfetto da Giorgio Albertazzi. Dire che non ha sbagliato un colpo è essere riduttivi.  Dire come le parole della canzone di Ligabue, “il meglio deve ancora venire” rende l’idea di quello che ci aspetta negli appuntamenti del 15 e 23 agosto. Sotto un cielo stellato il pubblico ha ascoltato una perfetta interpretazione con una mimica accattivante e una recitazione inglese, l’elegante e sofisticata attrice che ha interpretato un’originale Giovanna D’Arco. In un lungo abito color carne siamo stati rapiti dalle parole di Maria Luisa Spaziani e dalla regia di Andrea Chiodi. Anche le attrici Simonetta Cartia e Francesca Porrini, hanno avuto la loro valenza scenica. Cantando dal vivo e muovendo la scena. Vero motore dell’azione. Accattivanti le musiche di Daniele D’Angelo. Originali le scene di Matteo Patrucco. Sontuosi i costumi di Ilaria Ariemme.

Se il suggestivo sito archeologico potesse giudicare l’opera, la definirebbe, perfetta. Interpretare una Santa con la spada in mano e una poesia in azione, poteva farlo solo un’attrice del suo calibro che, ha deciso di mettersi in gioco, raccogliendo la proposta del giovane regista Andrea Chiodi. La bionda Pozzi era il personaggio. In profondità. Le ha restituito un’immagine originale e moderna come chiedeva la narrazione. La storia ha lasciato silenziosi e incantati i presenti perché la sensibilità dell’autrice è riuscita a scavare nel suo animo. Ne ha esaltato gli aspetti più intimi e femminili. È una delle più grandi poetesse del Novecento, Maria Luisa Spaziani. Nel testo vi è passione storica, letteraria e umana per il poema. Ci sono fonti apocrife e testimonianze dissidenti sulla vita della Santa. I riferimenti al passato sono miscelati a una forte vocazione contemporanea. La musica è un vero e proprio personaggio. Il dialogo è continuo con diverse ispirazioni delle mansiones medioevali.

Maria Arcieri

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