
Lamezia Terme - La FGU (Federazione Gilda-Unams), la Gilda degli insegnanti Regione Calabria, in collaborazione con il Centro studi nazionale della Gilda degli insegnanti e l’Associazione docenti art.33, hanno organizzato per il secondo anno consecutivo la conferenza “Star bene a scuola 2 # la buona scuola e lo stress da lavoro correlato”. Come spiegato da Antonino Tindiglia, coordinatore della Regione Calabria per la FGU “la conferenza sindacale, valida anche come corso di formazione, è incentrata sulla grave condizione in cui versa attualmente la scuola italiana, determinata dalla ‘riforma infinita’ riproposta dai vari governi senza le adeguate basi scientifiche che pone regolarmente la classe docente sotto sforzo solo per questioni di bilancio”. Dice ancora Tindiglia: “Non ce la si fa a stare a scuola fino a 66 anni aggiornandosi per stare al passo con studenti ‘nativi digitali’: la Gilda propone come alternativa che negli ultimi tre anni di servizio le ore di lavoro non siano più 25 ma la metà, destinando ciò che resta ad attività alternative. E se si propone uno sciopero dovete farlo – aggiunge rivolto alla platea – ne va del vostro futuro”.
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La parola passa quindi a Gianluigi Dotti, responsabile del Centro studi nazionale Gilda degli insegnanti. “Il progetto iniziale di riforma proposto dal governo Renzi non passerà: è da ridiscutere, anche perché gli insegnanti sono stati sensibilizzati. Oggi il carico di lavoro è maggiore e si lavora in condizioni più difficili. Dobbiamo cercare di cambiare i progetti politici che fanno male alla scuola, in particolare l’aumento delle ore di lezione, se non si vuole che le nostre vacanze diventino convalescenze. Bisogna contrastare un progetto che inserendo differenze di stipendio metta gli insegnanti in competizione fra loro come in una qualsiasi azienda, perché la scuola ha bisogno di cooperazione. Inoltre, nella riforma proposta, il merito si riduce a una tessera punti da scaricare ogni tre anni: ciò significa che per i prossimi tre anni gli stipendi sarebbero bloccati, senza l’opportunità di maturare scatti d’anzianità, e anche allo scadere dei tre anni solo due insegnanti su tre - il 66% - potranno essere inclusi fra i ‘meritevoli’, indipendentemente dal loro profitto. Un profitto misurato sempre per crediti: didattici – e non si sa da chi saranno valutati - o assegnati in base ad attività aggiuntive svolte in ambito scolastico – ma non necessariamente significative - o ancora in base alla formazione permanente obbligatoria. Quindi il problema della ‘banca delle ore’: tutte le ore di lezione perse per motivi indipendenti dall’insegnante dovranno essere accumulate e ridistribuite in supplenze, che dunque non saranno retribuite come tali. Con esiti disastrosi in termini di flessibilità da garantire”.

“Una serie di problemi che creano notevole stress, traducibile in una serie di disturbi correlati alla professione, quasi sempre – secondo il dr. Vittorio Lodolo D’Oria, medico specialista esperto in patologie professionali degli insegnanti - di natura psichiatrica”. “Il problema – dice Lodolo – è che non può esistere una buona scuola se non c’è una scuola in salute, e nessuna delle riforme previdenziali proposte finora ha previsto una valutazione della salute del corpo docente. Bisogna infatti tener presente l’usura psicofisica correlata al lavoro nello stabilire l’età del pensionamento, soprattutto quando il lavoro in questione è soggetto a forte stress poiché in nessun’altra professione come in quella dell’insegnante si ha un rapporto così continuativo e profondo con l’utenza: si tratta infatti di una ‘helping profession’ fra le più impegnative e più dell’80% delle diagnosi per l’inidoneità all’insegnamento sono relative a patologie psichiatriche, un vero e proprio stigma”.
Ancora ai microfoni il responsabile di Medicina del Lavoro dell’Asp Villella che denuncia l’assenza di un test per poter valutare il disagio degli insegnanti nelle scuole ma garantisce che il servizio ospedaliero è in questo senso “a completa disposizione sia dei dirigenti che degli insegnanti”.
Giulia De Sensi
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