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Lamezia Terme – Si è svolto al chiostro di San Domenico il quarto appuntamento del ‘Sabato del Villaggio’. A presentare l’ospite di questa sera, l’editorialista del “Corriere della Sera” Gian Antonio Stella e autore insieme a Sergio Rizzo del saggio ‘La Casta’, è stato il direttore artistico della rassegna Raffaele Gaetano: “Un giornalista apprezzato da tutti per il suo pensiero schietto e lineare”. Un giornalista, Gian Antonio Stella, che fa un’analisi dura sui problemi che affliggono il sud Italia e le responsabilità che: “Una classe politica e dirigente non adeguata” hanno determinato.  “Stella, nel presentare il suo ultimo libro ‘Se muore il sud’, sostiene che: “E’ una dichiarazione d’amore che io, veneto e Sergio Rizzo facciamo alla Calabria”. “Io e Rizzo non vogliamo fare nessuno sconto al nord a discapito del sud, noi siamo duri con il nord perché il vero patriottismo è denunciare quello che non va, anche se in casa propria. Un popolo libero i panni sporchi se li lava da sé”. Il giornalista Stella riferisce che ha girato e visitato diversi paesi della Calabria, anche i più desolati, piccoli e poveri, denunciando le cooperative rosse del nord, che con una politica inadeguata hanno contribuito ad incrementare il fenomeno mafioso in questi piccoli paesi. Stella nel fare la sua attenta analisi sui problemi che riguardano il sud cita anche Salvemini che denunciava i rapporti fra la peggiore classe dirigente del nord con la peggiore classe dirigente del sud.

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E dei burocrati e funzionari, incalzato dalle domande di Gaetano, dice: “Non bisogna spendere tanto in termini di denaro e tempo per risolvere le piccole cose, così come ci impone la burocrazia, motivo per il quale bisogna cambiarla; come è ora non va bene. La nostra burocrazia non funziona. Mi chiedo, perché ancora oggi nell’era del web alle poste c’è una fila quasi interminabile, più lunga di quella di alcuni anni fa?. È uno dei problemi che affliggono il sud ma anche il resto d’Italia, al sud però è più rimarcato, in quanto il Sud è la lente d’ingrandimento dei problemi che ha l’Italia. Nessun politico - prosegue - guadagna quanto i burocrati, ma è la politica che nomina i burocrati…”.

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“Bisogna poi fare pressione sulle grandi opere, non su corsi per imparare a fare le unghie e simili. Al sud ci sono treni che marciano a 14 km e si usano ancora gli intercity per fare lunghi tratti, mentre nelle città del nord gli intercity sono usati solo per percorrere piccoli tratti. Ci sono poi fondi Ue che vanno a sagre, sale bingo e trattorie ‘da Ciccio’; quindi una cattiva gestione dei soldi e delle risorse e, buttarle al vento così, è un delitto, e ripeto questo accade al sud come al nord ma al sud è amplificato. Per far cambiare le cose serve una classe dirigente adeguata che non abbia nessun rapporto con la malavita. Gli Stati Uniti hanno 21 siti Unesco e il solo mezzogiorno ne ha 16, ma da questi ricava, in termini economici, molto poco. Le risorse e le strutture vanno valorizzate, ad esempio il museo di Sibari è stato costruito con materiali scarsi tant'è che dopo alcuni anni bisognava mettere  a terra delle bacinelle per preservare le sue opere dalla pioggia”. Capitolo giovani e internet: “Bisogna mettere i giovani nelle condizioni di lavorare e di ‘conquistare il mondo’ con strutture che funzionano. Bisogna avere fiducia nei giovani e nelle donne che spesso si mostrano più coraggiose degli uomini. L’Italia sull’uso del web è al 93esimo posto al mondo e al tempo d’oggi è impensabile non poter usare internet”. Conclude con un elogio alle bellezze del sud dicendo: “Se Muore il sud, muore l’Italia, non si possono togliere patrimoni come Selinunte, Sibari, I bronzi o Pirandello”.  

Francesco Ielà

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