
Lamezia Terme, 27 gennaio - In occasione della Giornata della Memoria riceviamo e volentieri pubblichiamo lo scritto sull'esperienza vissuta dal giovane Domenico De Fazio due anni fa in occasione del Treno della Memoria, una vista ai campi di concentramento nazisti in Polonia che ogni anno coinvolge tanti studenti in tutta Italia. Ecco quindi, di seguito, le sensazioni vissute dal Domenico in visita ad Auschwitz.
"Che ricordo ho di Auschwitz? Il silenzio. Il silenzio che regna è qualcosa di assurdo, inumano, crudele, doloroso, forse non tanto quello che hanno provato milioni di persone in quei luoghi infernali. Ormai sono passati 2 anni, da quando i miei piedi hanno calpestato dei luoghi così maledettamente ‘’memorabili’’. I campi di concentramento di Auschwitz –Birkenau lo sono, come altri in Europa, hanno una storia che li condanna, aver visto delle cose che non rientrano nella logica umana della vita, che vanno al di fuori da ogni immaginazione; hanno visto morire milioni di persone, con una crudeltà che non appartiene a questo mondo. Guardando con i miei occhi quei luoghi, avevo capito che un libro di storia di certo non può farti vedere in chiaro quelle immagini terrificanti che resteranno sempre nel mio cuore e nella mia mente. Quello che mi resta dopo la visita a questi lager è il SILENZIO, surreale, in realtà questi luoghi vorrebbero urlare contro l’ uomo. Non possiamo immedesimarci in quello che loro hanno provato nei lager, durante la prigionia, al massimo possiamo immaginare il loro dolore, che era poi spento dai fucili delle S.S tedesche. Auschwitz e Birkneau sono due lager separati; Auschwitz ora è un museo, quello che mi ha colpito di più, è che è molto piccolo, in questo luogo così piccolo si verificarono ogni giorno, terrificanti omicidi: uccisi nelle camere a gas, venivano messi nei forni crematori ancora prima di morire, altri invece cercando una via di fuga, morivano fulminati ai tralicci carichi di energia elettrica che chiudevano il campo, altri invece venivano usati come cavie negli esperimenti nazisti. E poi Birkenau, più esteso, qua i deportati arrivavano con un treno merce, in ogni vagone a volte non c’era lo spazio per respirare, qualcun altro invece arrivava già morto. Come merci, infatti, venivano smistati: le donne e gli uomini e bambini venivano divisi, gli anziani invece venivano portati direttamente a fare la ‘’doccia’’. Gli uomini lavoravano nelle fabbriche naziste, tutta la giornata, si produceva soprattutto materiali tessili, come tappeti, niente di male fino a questo punto, ma il fatto grave è che questi materiali venivano realizzati con capelli e umani estirpati anche prima della morte. Inoltre influiva in modo eclatante il fattore freddo, si sa, in Polonia le temperature possono scendere fino a – 30 gradi, ed erano costretti a indossare un sottilissimo ‘’pigiama a righe’’ che tenevano per tutta la durata della prigionia, per non parlare della razione di cibo, minima e che sicuramente non contribuiva al fabbisogno nutrizionale, un tozzo di pane e un ciotola d’acqua (se andava bene) al giorno era il pasto, per così dire, che noi oggi non daremmo neanche ad un animale. Eppure l’ uomo preso da questa ideologia nazista compiva questo e altro,“Nell’odio nazista non c’è razionalità: è un odio che non è in noi, è fuori dell’uomo, è un frutto velenoso nato dal tronco funesto del fascismo, ma è fuori ed oltre il fascismo stesso. Non possiamo capirlo; ma possiamo e dobbiamo capire di dove nasce, e stare in guardia. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”. Sono le parole di Primo Levi, sfuggito per miracolo dai lager nazisti, la sua vita è stata segnata da questa esperienza drammatica, che racconta subito dopo la liberazione nella sua opera memorabile <<Se questo è un uomo>>, Levi muore suicida nel 1987 forse segnato da questo peso, cioè sopravvivere, vedendo morire i suoi compagni e non solo, lascia però una grande eredità; quella di TESTIMONIARE per non dimenticare, quello che l’uomo è riuscito a compiere contro se stesso negli anni della guerra, nella speranza che l’umanità possa comprendere, questo è necessario, affinché tutto questo non si possa ripetere".
Domenico De Fazio

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