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Lamezia Terme – Si svolto presso il cortile dell’edificio scolastico “Maggiore Perri”, l’ultimo appuntamento con la rassegna culturale il “Sabato del Villaggio 2013”. Ospite dell’evento è stato il giornalista e conduttore televisivo di ‘In Onda’ Luca Telese. I temi affrontati durante la discussione con il giornalista e direttore artistico Raffaele Gaetano sono stati gli anni di “piombo” e il terrorismo sia di sinistra che di destra di quegli stessi anni. “Sono passati circa 30 anni dalla fine degli anni di Piombo”- dice Gaetano, anni che per molti sono stati una realtà, difficile e problematica e ricca di tensioni sia sociali e sia politiche per l’Italia, perché contornati da diverse stragi e attentati. Il giornalista inizia così la sua attenta analisi sugli anni di Piombo del nostro Paese, conversazione che è stata inframezzata dalla lettura, da parte Giancarlo Davoli, di alcuni brani del suo libro, "Cuori neri". “Questi - inizia il giornalista - sono anni difficili di forti contestazioni sociali caratterizzati da una guerra civile di bassa intensità. Negli anni ’60 l’Italia era costituita da una società di tipo elitario, quasi divisa in ‘classi sociali’, dove il figlio dell’avvocato faceva l’avvocato e il figlio dell’operaio faceva l’operaio. L’unica rivoluzione di quegli anni fu forse la liberazione sessuale si vedono, infatti, le prime ragazze con le minigonne, ma nascono anche i grandi gruppi rock e i primi elettrodomestici. Su questi Telese racconta dei curiosi aneddoti: come una di una signora anziana, che avendo acquistato una delle prime lavatrici le dispiaceva usarla e preferiva guardarla, incantata, come fosse un televisore ”.

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Ma c’è una grande piaga che nascerà e affliggerà la fine di quegli anni, si tratta del terrorismo sia ‘rosso’ e sia ‘nero’. Destra e sinistra si contrapponevano nella lotta politica, perché: “Mentalità ottusa e vigliacca, voleva che se sparate voi di destra anche noi di sinistra spariamo”. E, la strage di Piazza fontana nel 1969 a Milano, “è il segnale che sta nascendo una stagione di grandi tensioni ”. Il giornalista cita poi alcune stragi come quella del commissario Calabresi che, “fu aspettato per tre giorni sotto casa dagli assassini che lo uccisero”. “Queste guerre - prosegue Telese - di bassa intensità furono per lo più combattute da giovani ragazzi che avevano dai 17 ai 25 anni”. Parla anche di ‘cattivi maestri’ come Toni Negri, che diceva: «quando mi copro il viso con il passamontagna e uccido il mio nemico mi sento bene». Ma anche i film potevano turbare le idee dei giovani; “Un film considerato pericoloso perché avrebbe spinto i giovani ad abbandonare la politica fu ‘la febbre del sabato sera’, dove il protagonista J. Travolta portava un paio di stivali – i Camperos considerati un tipico abbigliamento di destra, che portarono gli esponenti di Lotta Continua ad uccidere un giovane (Cecchetti) che non faceva politica”. Ma da Lotta Continua dissero: «Abbiamo ucciso uno sporco fascista». “Inoltre in quegli anni i giornali di sinistra usavano firmare i propri articoli con solo il nome”. Luca Telese racconta nella sua disanima altri episodi di quegli anni come quella dell’operaio e sindacalista Guido Rossa, “che denuncia un brigatista ed è a sua volta dalle ‘Brigate Rosse’ o quella dell’ex brigatista (attualmente vivente) e primo pentito delle stesse ‘Brigate’, Patrizio Peci che fornì al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, informazioni per individuare un altro brigatista, e per vendicarsi le ‘Brigate Rosse’ sequestrarono Roberto il fratello di Peci, e lo uccisero, Peci fu ed è sia vittima e sia carnefice”.

Attualmente quello che potrebbe riportare al terrorismo di quegli anni è la crisi. Infatti, allora ci fu la crisi petrolifera. Un esempio odierno di tensione è rappresentato dal caso Preiti che durante la cerimonia di giuramento del governo Letta, lo scorso 28 aprile, ha sparato davanti Palazzo Chigi ferendo due carabinieri di cui uno gravemente”. “Spero che siamo lontani da un’altra stagione di sangue”. Alla fine della serata sono state lette alcune memorie di Aldo Moro. “Lo stesso esponente della Democrazia cristiana fu una vittima delle ‘Brigate Rosse’ - sostiene il giornalista - che furono certamente aiutate da qualcuno perché la morte di Moro faceva comodo ai poteri forti”. In conclusione il conduttore di ‘In Onda’ dice: “La memoria di quegli anni grigi, di persone che potevano fare qualcosa ma stavano a guardare deve restare viva in noi, perché sono storie vere, di vita vissuta, come quella di Guido Rossa che ci hanno dato una lezione”.

Francesco Ielà

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