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Lamezia Terme - Presente anche il vescovo Monsignor Schillaci all’incontro culturale che inaugura la Novena per la festività di San Raffaele Arcangelo presso i locali del salone della Parrocchia di San Raffaele. Al centro dell’incontro la presentazione del libro “I nostri figli ci guardano” di Claudio Gentili e Laura Viscardi, coppia di genitori impegnati nell’accompagnamento e formazione di altre coppie nel difficile percorso dell’educazione dei figli all’interno di un ambiente relazionale e familiare il più possibile armonioso e improntato all’amore. Il tutto nel contesto di un mondo sempre più segnato dal predominio della tecnologia, che non viene comunque stigmatizzata dagli autori ma considerata un semplice mezzo da riempire di contenuti costruttivi o, quando non è possibile, da rendere innocuo per i più piccoli attraverso dei filtri adeguati. Introdotto da don Giuseppe Montano, ne parla diffusamente Claudio Gentili, docente all’interno della Scuola della Dottrina Sociale della Chiesa, già responsabile “Education” di Confindustria, che gestisce attualmente con la moglie il percorso per famiglie denominato “Bethaniae”, che consiste in una serie di 4 week end durante i quali ci si sperimenta nel ruolo genitoriale e sponsale.

“L’Amore – dice Gentili – è l’antidoto contro ogni uso negativo della tecnologia, che è importante, certo, ma non può mai essere sostituita dall’Amore. Del resto ogni volta che l’uomo ha fatto una scoperta ha temuto di poter perdere ciò che c’era prima: con l’introduzione della scrittura la memoria, con il treno il rispetto dell’ambiente in cui ci si muove, e così via. La tecnologia non può sostituire le relazioni, soprattutto quelle profonde: con Dio, con la moglie, con i figli, con sé stessi. L’Amore apparentemente può sembrare una cosa facile, ma San Giovanni Paolo II diceva che “non c’è nulla di più difficile che si possa imparare”. L’Amore è una cosa sicuramente più grande della tecnologia.” Molti consigli pratici nella relazione di Gentili, ma anche interessantissime citazioni dall’ebraico e riflessioni sul ruolo dell’uomo e della donna e sull’identità dei sessi. A concludere la toccante riflessione di Monsignor Schillaci: “Questa sera abbiamo goduto di queste riflessioni che sono degli imput, degli inviti ad approfondire la situazione sociale contemporanea. Abitare questa complessità per i Cristiani non è semplice. Ma quando è stato semplice? Recentemente ho partecipato ad un incontro in Vaticano con 105 nuovi vescovi provenienti da tutto il mondo, e quando gli Europei ponevano domande sulla crisi della famiglia, due vescovi provenienti dall’Iraq non capivano quasi di cosa si stesse parlando: là, dopo due guerre, di 1.500.000 Cristiani presenti sul territorio ne sono rimasti 500.000. Ora quei Cristiani sono una minoranza esigua, ma danno una testimonianza coraggiosa. Anche noi in questa realtà complessa dobbiamo essere testimoni. Accettare la sfida. Non solo educare ma educarsi. Prendere a cuore il bene delle famiglie è prendere a cuore il bene di una comunità. E bisogna soprattutto stare accanto alle famiglie ferite: anche là dove crediamo che non abiti più niente, forse c’è una luce, e dobbiamo farla venir fuori. Ma prima di tutto dobbiamo zappare il piccolo orticello che ci è stato dato dal Signore: se lo facciamo forse anche intorno a noi cambierà qualcosa.”

Giulia De Sensi

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