
Lamezia Terme – È online da qualche giorno il trailer dell’ultimo lavoro del regista lametino Mario Vitale. “Il tuffo”, questo il titolo, è il suo esordio alla regia cinematografica, dopo aver girato molti videoclip musicali e documentari. Completamente autoprodotto (ha una sua casa di produzione, la BunkerFilm) e autofinanziato, questo “piccolo” film di19 minuti è ambientato in una sala d’attesa“luogo che risponde a logiche diverse da quelle quotidiane. Il tempo, lo spazio e i rapporti tra le persone che aspettano insieme, finiscono col diventare qualcosa di surreale e straniante”, come è spiegato nella sinossi del corto.
La presentazione ufficiale al pubblico sarà il 12 giugno al Teatro Umberto, mentre il 16 sarà proiettato al Teatro Morelli a Cosenza.

Abbiamo intervistato il giovane regista lametino per saperne di più su “Il Tuffo”.
Partiamo proprio dalla storia e dai personaggi: raccontaci qualcosa di più.
Diciamo che è tutto concentrato sui due personaggi, interpretati da Dario Natale e Achille Iera, e, in particolare sul dialogo tra i due in questa sala d’aspetto. È un dialogo che si evolve lentamente. Lo spettatore, in realtà, non deve sapere di cosa si tratta ma tutto viene fuori alla fine e sta alla sensibilità di ognuno cosa vedere. Scopre le carte un po’ alla volta e si arriverà ad una soluzione nel finale.
Oltre a loro due ce n’è un terzo, interpretato da Michelangelo Mercuri, che ha un suo perché.
Si. Si capisce già nella sceneggiatura perché è chiamato l’uomo misterioso. Non parlerà per tutta la durata del corto ma ha proprio la sua forza nella sua espressività.
La scelta di “utilizzare” attori del posto è stata mirata?
Posso dire che quando ho scritto il personaggio di Dario Natale, l’ho pensato proprio su di lui, plasmandolo. Per il resto conoscevo gli altri attori che hanno collaborato al corto e sono andato a colpo sicuro. Da sottolineare, inoltre, anche la presenza dell’attrice Stefania De Cola.
Come ti è venuta l’idea di intraprendere questa avventura?
L’esperienza di questa estate sul set de “Il giudice meschino” e aver visto Carlo Carlei e tutta la troupe al lavoro, diciamo che mi ha dato il là per concretizzare questa idea che, in realtà, avevo già da tempo in mente.
Posso dire di vedere questo corto come un figlio. È un progetto che ho fortemente voluto e portato avanti. Sono partito da questi due personaggi nella sala d’attesa aggiungendo vari tasselli a questa idea ma non l’ho mai messo su carta fino a questo settembre quando ho chiesto a Marco Cavaliere, (altro giovane lametino che ha già pubblicato due libri, ndr) di scrivere insieme la sceneggiatura, elaborando questa idea che avevo in testa. E, soprattutto nei dialoghi, il suo è stato un ruolo fondamentale. In generale, ho cercato di attorniarmi di persone qualificate e soprattutto di evitare il fai da te, in maniera tale da creare una vera e propria troupe e affinché ognuno avesse il proprio ruolo. Così mi sono potuto concentrare esclusivamente sulla regia e, successivamente, sul montaggio.
Hai lavorato molto tempo al progetto?
È stato un lavoro lungo sia per quanto è riguardato la scrittura, perché l’ultima stesura è stata definita a gennaio; sia per quanto è riguardato la ricerca delle location e di tutta l’organizzazione, che mi hanno impegnato moltissimo anche se, allo stesso tempo, ho voluto prendermi tutto il tempo necessario per realizzare un buon lavoro.
Ti sei ispirato a qualcosa o qualcuno?
Riferimenti ce ne sono, su tutti Polansky, che seguo da sempre. E su questa scia ho voluto riproporre una sua peculiarità: i suoi film sono belli “da ascoltare”, nel senso che creano una certa atmosfera, nonostante la tensione, restando comunque in uno stile classico, hollywoodiano, se vogliamo. Il tutto vestito da quell’atmosfera che si può definire polanskyana, prettamente sua.
Partendo da questo, ho voluto fare un film da camera, basato sulla voce, sui piccoli rumori, come, ad esempio, una tazza che viene poggiata su un tavolo. E poi, il fatto di essere ambientato in una sala d’attesa, un luogo senza tempo, mi ha aiutato a riflettere quella sensazione.
Hai intenzione di portarlo a qualche festival?
Sicuramente proverò ad iscriverlo ai festival del settore, dai più piccoli ai più grandi.
Hai incontrato difficoltà a tornare e lavorare a Lamezia?
Ho diverse collaborazioni all’attivo, non solo a Lamezia ma anche a Roma e Milano e quindi mi sposto spesso. Quella di tornare è stata una scelta di cui, comunque, non mi sono affatto pentito. Penso che da dieci anni a questa parte siano cambiate molte cose nella nostra città, in senso positivo e, soprattutto, ci siano tante belle realtà a livello culturale che sono attive sul territorio e che cercano di fare quel qualcosa in più. Tutto naturalmente è migliorabile ma non mi piace la critica sterile, quanto piuttosto rendermi parte attiva del cambiamento.
Claudia Strangis
Oltre al cast degli attori formato da Achille Iera, Dario Natale, Michelangelo Mercuri e Stefania De Cola, la troupe è composta da: Francesco Fortino, Direttore della Fotografia; Suono in presa diretta: Alexandro Adriano e Francesco Malizia; Scenografia e Costumi di Rita Zangari; Make Up di Michela Perri; Hair Stylist Mariacristina Candido; Assistente regia e backstage, Antonio Grande; Assistenti di produzione: Marianna Dattilo e Fabio Vitale; Sara Sganga Assistente fotografia; Giuseppe Carchedi e Chiara Strangis, Fotografi di scena e backstage.
Di seguito il trailer de “il Tuffo”, (prodotto dalla BunkerFilm in collaborazione con Che Cosa Sono Le Nuvole) la prima proiezione pubblica, invece, lo ricordiamo, sarà il 12 giugno al Teatro Umberto.
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