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Lamezia Terme – Iniziata oggi la tre giorni de “La settimana di Pasolini” a Palazzo Nicotera. L’iniziativa, ricca di incontri, film, dibattiti, e mostre è organizzata dal Sistema Bibliotecario Lametino in collaborazione con la Cineteca della Calabria e l’Ass. Cultura d’Autore per ricordare la figura di Pasolini a quarant’anni dalla sua scomparsa. Un Pasolini che tocca le coscienze, in una società dove risultano ancora attuali e necessarie le sue parole: “Io penso che scandalizzare sia un diritto, essere scandalizzati un piacere e chi rifiuta il piacere di essere scandalizzato è un moralista, il cosiddetto moralista”. Il programma di oggi ha visto l’apertura della mostra bibliografica su Pasolini con i libri del SBL e altri provenienti dal SBV, i quali potranno anche essere presi in prestito a conclusione della rassegna; a seguire la visione del film “Il Vangelo secondo Matteo” di Pierpaolo Pasolini.

A salutare i presenti in sala è stato Giacinto Gaetano, direttore del SBL che ha ricordato i prossimi due appuntamenti: il 2 Novembre l’incontro con Eugenio Attanasio, responsabile della Cineteca della Calabria che ci parlerà del rapporto di Pasolini con la Calabria; il 5 Novembre Honoris Causa, un’iniziativa nell’iniziativa, con la presentazione della tesi di laurea di Maria Chiara Caruso su “Petrolio” di Pasolini. Ad introdurre il film Agostino Porchia che ricorda P.P.Pasolini durante una domenica delle palme del 1975 a Milano, occasione nella quale ebbe modo di conoscerlo e di partecipare con lui ad una gara podistica – “Quando gli chiesi come aveva fatto il principe degli intellettuali laici a dedicare un’opera al Papa, egli mi rispose che solo due persone avevano una certa importanza nella sua vita: sua madre e Giovanni XXIII”.

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A dare il proprio punto di vista anche il prof. Antonio Milano, che ricorda di aver visto il film all’età di sedici anni al Teatro Grandinetti. Racconta come nell’Italia degli anni 60’ carente di mezzi di comunicazione, il Vangelo secondo Matteo rappresentò una vera e propria rottura, un evento rivoluzionario, perché presentò la figura di un Cristo materializzato, di un Cristo ebreo - “P.P.Pasolini era dentro una Chiesa vicina ai poveri, una Chiesa che andava contro il potere, una Chiesa che mandava via i mercanti dal tempio. Pasolini era contro la cellula del partito comunista, ma era anche contro la cellula della sacrestia. Questo film è stato una sorta di palestra, poiché in seguito suggestionato dal cinema russo, dalla pittura medievale, da una sostanza religiosa che prescinde e va oltre una determinata confessione religiosa, e impregnato da un profondo senso dell’oralità. Tutt’ora attuale perché c’è dentro la nostra terra, ci sono dentro le facce dei migranti di oggi.

Il prof. Filippo D’Andrea parla invece dell’onestà di Pasolini, e di una evidente analogia tra il Vangelo di Matteo che diventa Vangelo di Pasolini in chiave originale, autentica, nella quale emerge un Cristo terreno, antropologico, sociale, un Cristo degli scarti. Il Vangelo di P.P.Pasolini non è una falsatura ma è qualcosa che lo illumina e lo mette a confronto con le culture degli anni 60’. Con De Andrè ne La buona Novella, con Guccini in Dio è morto, ma anche, se vogliamo,  con il grido di fede del poeta Franco Costabile verso il superamento dell’istituzione religiosa. Un Pasolini che, come Costabile, incatena delle verità all’interno di una Chiesa che doveva avere il coraggio di morire a se stessa.

V.D.

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