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Lamezia Terme - Il Centro di ricerca per le Arti Contemporanee  (CRAC) ospita dal 28 ottobre al 13 novembre le mostre fotografiche di due artisti calabresi: Valentina Procopio con “Luce Madre Casa” e Guido Guglielmelli  con “A Pitë”.

Le due mostre si inscrivono nella rassegna organizzata dal CRAC “Light in the storm”- luci nella tempesta –  titolo che nasce dalla riflessione tra il territorio e le realtà di operatori culturali coesistenti a CRAC, mirati a ridare alla nostra terra quello che esiste già nel resto d’Italia. “Storm” – la tempesta – fa riferimento a quel senso di rabbia che un giovane calabrese poteva provare, fino a qualche anno fa, non potendo trovare qualcosa di stimolante da fare, che fosse una mostra o uno spettacolo di ricerca. “Lights” – le luci – sono le realtà come CRAC che mixano diversi linguaggi artistici, caratteristici della contemporaneità.

Valentina Procopio e Guido Guglielmelli propongono due lavori totalmente differenti per scelte tecniche e artistiche ma accumunati dall’unica grande luce della passione e della voglia di far arrivare agli altri il loro amore per questa arte nelle sue mille sfaccettature.

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“Luce Madre Casa” della Procopio nasce come suo lavoro di tesi finale dei suoi studi di fotografia, un lavoro pulito, netto, che arriva dritto a chi lo osserva. L’intento è quello di leggere una cultura locale attraverso un simbolo religioso, in questo caso la Madonna della luce, madre protettrice di San Pietro Magisano, piccolo borgo in provincia di Catanzaro. Come spiega l’artista “Ho voluto capire dove arriva il folklore, dove la tradizione e dove la superstizione perché il confine è molto labile; mi piaceva l’idea di mettere accanto la persona per far vedere quanto effettivamente la persona somigli al proprio ambiente”. Per Valentina, come ha spiegato, è stata una vera e propria ricerca antropologica.

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Guido Guglielmelli propone il suo terzo lavoro “A Pitë” totalmente in bianco e nero per indirizzare l’occhio sul momento e non distrarlo con il colore.  “A Pitë” è un progetto fotografico che mira a raccontare la festa dell’abete che avviene in un piccolissimo paese – Alessandria del Carretto, di appena 300 anime – nel cuore del Pollino, nel profondo sud d’Italia. La leggenda narra che nel 1600 un pastore trovò un’immagine di S.Alessandro Martire all’interno di un abete bianco e, da allora, ogni anno gli uomini alessandrini trainano a mano un enorme abete bianco dalla montagna fin giù in paese per circa 6 km. Guglielmelli spiega come abbia seguito per parecchi anni questa pratica e spiega che “E’ un avvenimento molto movimentato, ogni 10 minuti durante il percorso si fermano a festeggiare, è un continuo festeggiamento, fino al momento dell’alzata dell’albero”. Spiega poi, nel dettaglio anche la sua scelta del bianco e nero “quando scatti in bianco e nero scatti soprattutto le forme e l’idea, mentre quando scatti a colori catturi l’estetica. In questo caso, il bianco e nero era necessario”. 

A.B.

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