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Lamezia Terme  – E' stata inaugurata la mostra collettiva ‘The third Island’ N1 ideata da OIGO, Osservatorio Internazionale sulle Grandi Opere, presso il CRAC – Centro di ricerca per le arti contemporanee a Lamezia Terme, in arrivo dopo la presentazione alla Triennale di Milano. Un’esibizione che rientra nel programma di attività previste dal Festival della Fotografia di Reggio Calabria – La Misura del Paesaggio – diretto dalla factory romana DOOR. Si tratta di un progetto ambizioso, presentato per la prima volta all’interno della sezione centrale ‘Monditalia XIV Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia’, una giusta ed equilibrata combinazione tra fotografia e scrittura. Il libro O I G O N1 The Third Island, edito da Planar Books che prende il nome della mostra, è il risultato di innumerevoli scatti fotografici da parte di 11 fotografi e conseguenti testi da parte di 5 scrittori di diverse regioni d’Italia, dietro la cura del direttore artistico Antonio Ottomanelli. L’idea concretizzata parte da un’esigenza di ricerca e documentazione sui ‘luoghi’ e sul ‘paesaggio’ da intendere in senso lato.

The Third Island è il capitolo numero uno dell’Osservatorio Internazionale sulle Grandi Opere. Campo d’azione scelto è la Calabria, con inizio nel 2014.  Si parte da due punti di riferimento storici, il 50° anniversario dall’avvio della Salerno Reggio Calabria e il 20° anniversario dalla nascita del porto di Gioia Tauro. “Un progetto in continuo movimento – spiega Antonio Ottomanelli – che nell’ottobre 2014 ha visto la realizzazione di un Festival a Reggio Calabria, durato 8 mesi, con attività multidisciplinari che hanno riguardato diverse materie come politica, geopolitica, antropologia, economia, architettura e città”.

Da qui, la campagna fotografica. Un progetto che raccoglie i complessi esiti di un’indagine visiva, per restituire un ritratto nuovo e sensibile del territorio calabrese, a partire da tutto ciò che è nato attorno alle Grandi Opere e che l’immaginario corrente della cronaca giornalistica spesso non ci restituisce. Un percorso fatto di elaborazione umana condivisa, che ha interessato addetti ai lavori giunti sul territorio per questo evento, e che ha indagato su tracce identitarie e antropologiche, sulle ragioni culturali ed i caratteri del luogo. La mostra è strutturata su due livelli. Un livello orizzontale, seguirà il carattere narrativo del libro. La mostra è strutturata su due livelli. Un livello orizzontale, seguirà il carattere narrativo del libro. “La volontà sin dall’inizio è stata quella di forzare sul tema delle ‘grandi opere’ che in Italia appare conflittuale, particolarmente complesso perché siamo ancora fortemente legati ad un concetto ottocentesco di grande opera, inteso come motore di sviluppo e di grandi interventi infrastrutturali e fisici che trasformano un territorio” – dice Ottomanelli.

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The Third Island indaga quindi un contesto prettamente contemporaneo che ha largamente ridefinito il concetto di grande opera. Guardando ad un paesaggio immateriale, non più fisico. Una provocazione che parte dall’interrogarsi sul concetto di grande opera immersa tra passato e presente, che parte da domande come: cosa sono state? Cosa hanno lasciato? Cosa ha funzionato, cosa non ha funzionato, una provocazione colta in maniera affermativa dalla Biennale. (Nel giorno dell’inaugurazione a Venezia particolare fu lo scandalo del Mose che portò a 14 arresti). “L’obiettivo non è stato quello di dividere la mostra per autorialità bensì quello di mischiare le storie per raccontare il paesaggio” – conclude il direttore artistico. Qui, l’opera è sempre infrastruttura di rivoluzione, e la rivoluzione è sempre innovazione, laddove l’atteggiamento primario che definisce l’innovazione è sempre l’imprevedibilità. Un’opera che è ‘grande’ solo se è movente e se diventa occasione per tornare a vivere luoghi lontani.  

The Third Island è un libro che rivendica la priorità di un rapporto con il paesaggio, è un libro che affronta con coraggio i luoghi per conoscerli, li descrive nel tentativo di comprenderli, per poi osservarli e prenderli come modelli nel tempo. Un’esperienza di autenticità che porta indubbiamente ad un invito alla cura. La mostra resterà aperta fino al 24 Aprile nelle sale del CRAC di Lamezia Terme.  Il progetto è realizzato grazie al sostegno di Italia Group, con il contributo di Willis Italia SpA, promosso in collaborazione con la Triennale di Milano.

V.D.

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