
Lamezia Terme – Inaugurata presso la Sala Perri di Palazzo Nicotera l’ottava edizione della Fiera del libro calabrese a Lamezia Terme, ideata da Don Natale Colafati recentemente scomparso, dietro la cura e l’organizzazione dell’associazione Sinergie Culturali e inserita ne Il Maggio dei libri. Presente in conferenza stampa anche il sindaco Paolo Mascaro che ha ricordato in apertura e a seguito del discorso della professoressa Carmela Dromì, nonché presidente di Sinergie Culturali, la figura importante di Don Natale Colafati, impressa nella memoria dei lametini. “Don Natale portava il desiderio di sconfiggere tutti i mali con la culturale, l’unico mezzo possibile” – dice Paolo Mascaro. Un’eredità pesante, quella di una personalità schiva ma ricca, profonda, che per questa ottava edizione non potrà essere presente e a cui Sinergie Culturali dedica ogni incontro. La fiera, che vede la presenza di un numero elevato di libri – circa 20 case editrici – resterà aperta presso la sede della biblioteca comunale fino al 23 maggio.

Ad aprire la piccola rassegna letteraria è Arcangelo Badolati con il suo libro edito Pellegrini “#iodamorenonmuoio”, domenica 22 seguirà “serata in poesia” un incontro sulla poesia dal punto di vista di due diverse generazioni, con la professoressa Luciana Parlati e il blogger Domenico D’Agostino. Ancora lunedì mattina con Vinicio Leonetti, Giancarla Rondinelli, Virna Ciriaco e il direttore Ansa Calabria “Il giornalismo ed i giovani” workshop sul giornalismo dedicato agli allievi dell’Istituto Tommaso Campanella – alternanza scuola lavoro. Sempre lunedì 23 maggio alle ore 18.00 seguirà la presentazione del pluripremiato libro su Saverio Strati di Giusy Staropoli Calafati “Saverio Strati. Non un meridionalista ma il meridione in sè che parla”, converserà con l’autrice il Sostituto procuratore della Repubblica di Lamezia Terme Luigi Maffia. Il 27 maggio a conclusione della rassegna il ritorno di Arcangelo Badolati in “La Calabria ricorda Corrado Alvaro” dialogo con lo scrittore Giacchino Criaco.
Le donne nella storia. Donne geniali, donne vittime, donne ribelli che hanno caratterizzato la vita del mondo, donne assassinate da uomini brutali, madri uccise dai figli, e poi le sconosciute, le donne straniere rese schiave, costrette a prostituirsi: Ipazia di Alessandria, Olympe de Gouges, Giovanna d’Arco, Beatrice Cenci, Oriana Fallaci, Maria Concetta Cacciola, Patrizia Schettini e molte altre. Sono loro, le protagoniste dell’ultimo libro di Arcangelo Badolati “#iodamorenonmuoio” presentato nella prima giornata inaugurale dell’ottava edizione della Fiera del libro calabrese, dell’Associazione Sinergie Culturali, a Palazzo Nicotera. Il giornalista d’inchiesta con la schiena dritta che da anni di occupa di raccontare – per non dimenticare – le storie tragiche della Calabria, e in modo particolare della criminalità organizzata ha incalzato con tono deciso “L’onore degli uomini della ‘ndrangheta non esiste”. Un’ora e mezza di nomi e di storie al femminile, di delitti di cronaca nera, intervallati da significative letture da parte dell’attrice Federica Montanelli, in un silenzio ‘religioso’ a testimoniare un uomo di grande cultura e di grande caratura morale ed intellettuale.

Una visione che passa dal nero al grigio e poi all’azzurro del cielo, quello che Badolati ancora ama guardare facendosi accarezzare dal vento, per continuare a sognare di giorno oltre che di notte – come diceva Edgar Allan Poe. Un libro che racchiude storie di amori deviati, come l’amore di una madre, Patrizia Crivellaro, spezzato dal colpo di pistola di un figlio adottato, a Donnici in provincia di Cosenza. Un libro che descrive le atrocità, gli stupri, da parte di uomini – dal passato ad oggi – che non hanno avuto riguardo rispetto a donne/ragazzine, uomini soldati, Papi, Vescovi. Uno scenario, quello che intente con fermezza inculcare la penna di uno dei più prestigiosi giornalisti calabresi di questo tempo, insieme all’esperienza consolidata sul campo, che fa indignare. Le donne e la loro condizione nell’ndrangheta: donne il cui destino è volto al soddisfacimento sessuale, ai compiti domestici, all’omertà, ai matrimoni affiliati. “Si esce da questa schiavitù morendo o suicidandosi” – spiega Badolati. E qui risulta doloroso ripensare a nomi come Giuseppina Pesce e Maria Concetta Cacciola.

“È necessario conoscere bene la storia, partire da ciò che è successo ieri per arrivare capire ciò che succede oggi – continua Arcangelo Badolati – In Serbia sono accadute cose tremende, i soldati sono entrati nelle case di Coobane e hanno ucciso con colpi di Kalashnikov le donne, le stesse donne oggetto di violenza nei campi di concentramento di stupro”. Circa 60.000 le donne di cui parla Badolati, un dato che richiama all’attenzione la presenza di quei soldati dinanzi alla Corte dell’Aia nel 1990. Accanto all’orrore, però, esiste anche la bellezza, quella che – secondo Badolati – fa muovere le cose, e dalla quale si può ancora sperare di salvarsi. “È possibile sconfiggere la crudeltà della cronaca con le parole dei poeti” – dice ancora l’autore del libro. Un incoraggiamento al sogno e alla speranza, alla fede e all’amore puro. Oltre al nome di ogni donna dietro la cui storia resta un’ombra indiscussa, Badolati ricorda anche nomi di donne vigorose, giornaliste, scrittrici, come Ipazia di Alessandria, Nosside, Oriana Fallaci, Franca Rame, Anna Magnani, Artemisia Gentileschi, e nomi di grandi uomini, come Papa Francesco, Pasolini, Alexandro Panagulis, Torquato Tasso, Beethoven, Michelangelo. “I più grandi versi per le donne sono stati scritti dagli uomini” – dice Badolati, ricordando le favole dei fratelli Grimm.
V.D.



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