
Lamezia Terme, 18 maggio - Comunicare come, comunicare l’uomo, comunicare la vera essenza della persona, della verità: sono questi gli obiettivi che ogni buon giornalista, o comunque ogni buon operatore della comunicazione, si dovrebbe prefiggere per risolvere una giusta mediazione informativa e culturale. Questo il senso, il messaggio condensato lungo tutto l’incontro che Monsignor Luigi Cantafora, vescovo di Lamezia Terme, ha tenuto con i referenti della stampa e della comunicazione in generale dell’intero comprensorio.L’appuntamento conciliante tra Chiesa e media-comunicazione, inserito all’interno delle celebrazioni della Settimana delle Comunicazioni Sociali, tenutosi nell’ampio salone dell’Episcopio, è stato organizzato da Don Roberto Tomaino, direttore dall’Ufficio di Comunicazioni Sociali della Diocesi di Lamezia Terme.
Tra giornalsiti della carta stampata e della televisione, e rappresentanti dell’associazionismo cattolico, il vescovo Cantafora ha ispirato la lettura in sala del Salmo 28 dell’Antico Testamento: “ Quello che più di ogni altro si presta ad essere il salmo della comunicazione - è il suo commento nel raccoglimento di quelle righe – nella speranza che voi operatori del settore possiate trarne spunti”. Il salmo recita opportunamente dei cieli che “narrano la gloria di Dio”, ritratti e figure della comunicazione che non proferiscono parola oltre alla muta compresenza del creato, del silenzio che comunica con il Creatore nelle sembianze delle creature, del giorno e della notte come accadimenti naturali che si proiettano come “messaggi della notizia che dà il Signore”.
Cantafora si serve di questa preghiera per spiegare, dunque, quanto sia importante, nel processo comunicativo tra chi formula le notizie e chi ne fruisce la visione e l’ascolto, “sostenere l’idea che inseguire la verità resta fondamentale”, e che l’uomo, nel mezzo di questo processo di mediazione, “rimane il centro assoluto”. ìValore oltemodo umanistico, preso nella debita considerazione anche dall’intervento introduttivo di Don Roberto Tomaino, il quale, dopo essersi detto “soddisfatto della presenza del vescovo e della stampa”, ha ribadito quanto l’intento degli uffici di comunicazione della Chiesa sia di stringere “relazioni autentiche di stima e gratitudine con gli operatori sociali della comunicazione, in nome del riconoscimento reciproco di una vocazione in cui si dia risalto alle idee, ma soprattutto alle persone”.
Perché è di persone che poi l’informazione si nutre e si consolida, oltre ogni chiacchericcio e ogni sterile comunicato tecnico, connotando in questa umana definizione le maggiori valenze di imprescinidibilità dal messaggio di verità, contro ogni violazione dei diritti e della dignità. “La Chiesa cerca i giornalisti, perché partecipino della sua missione di comunicare la sola notizia che salva, che cambia la storia”, ha confidato ancora il vescovo. In nome della più grande notizia di cui sia stato informato il mondo, tabloid oltremisura terrena, altresì detto Vangelo.
Pasquale Allegro
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