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Lamezia Terme - “L’eucarestia nella città”, questo il tema scelto per la chiusura del X anno della Scuola di Dottrina Sociale della Chiesa: ad intervenire è stato Mons. Adriano Vincenzi presidente della Fondazione Toniolo, in un incontro tenutosi nel seminario vescovile alla presenza del vescovo diocesano, Mons. Luigi Cantafora, del direttore della scuola di dottrina sociale della chiesa Don Fabio Stanizzo e del sindaco di Lamezia Terme Paolo Mascaro. Il vescovo nel ringraziare Mons. Vincenzi  "per il grande contributo che ha dato in questi dieci anni alla storia della dottrina sociale della chiesa, ricorda che il suo più grande interesse è sempre stato quello di creare con il proprio lavoro una coscienza sociale cristiana. Un tema, continua Cantafora, molto delicato che va ad inserirsi nel III congresso eucaristico che si è aperto proprio oggi in Diocesi". 

Per Mons. Vincenzi "l’eucarestia è all’origine della nostra azione sociale, e il suo primo elemento è che ha una capacità trasformante, ha una capacità di modificare la struttura stessa della realtà attraverso una magia divina. Non c’è un’operazione che si possa esaurire all’interno dell’uomo. Ma l’operazione deve anche contenere qualcosa di divino. Non c’è niente che si esaurisce in noi stessi. L’eucarestia genere prima di tutto un’identità, un nuovo modo di essere: e ciò significa che il modo di vivere l’eucarestia è la presenza. Non può esistere attenzione al territorio senza una presenza. Solo chi è presente insegna a non scappare. La differenza la fa chi rimane, non chi va. Un secondo elemento è che l’eucarestia esprime una struttura della realtà e dell’essere umano che ruota intorno a due poli: il primo è l’unità del bene a cui tutti siamo chiamati, mentre il secondo è l’apertura del bene fino al sacrificio di se. Quindi tutti orientati verso il bene ma nello stesso tempo per fare questo bene sappiamo anche sacrificarci fino al dono di noi stessi in maniera totale, non come sforzo ma avendo ricevuto l’eucarestia che è dono, a nostra volta riusciamo a diventare dono"

"L’eucarestia genera un cambiamento, un cambio di mentalità: pensiamo alla moltiplicazione dei pani - afferma Mons. Vincenzi - quello che c’è da cogliere qui non è il miracolo ma le due logiche: quella dei discepoli che hanno ancora l’ottica del comprare, quella di Gesù che è invece quella di donare. Dietro a questo miracolo c’è un confronto forte di mentalità tra comprare e donare. Bisogna incentivare le persone che sono capaci di donarsi. E’ il dono che cambia, con i soldi si compra invece con il dono si cambia. Con quel poco condiviso si genera l’abbondanza: ecco i due verbi, dalla divisione alla condivisione. Ecco il cambio di mentalità: comprare-donare, dividere-condividere. Dono e condivisione sono i due verbi che meglio esprimono il significato dell’eucarestia.

Citando Don Tonino Bello, Mons Vincenzi, si sofferma su alcuni concetti dell’eucarestia: prima di tutto l’eucarestia non sopporta la sedentarietà, chiede un’azione. Bisogna uscire dalla chiesa, dalle sacrestie. Poi bisogna deporre le vesti, non bisogna aver paura di liberarsi da ciò che ci impedisce di operare nell’area in cui ci troviamo. Indossare la trasparenza. Un altro elemento importante è il modo con il quale noi percepiamo la gente: l’eucarestia ci fa andare oltre l’apparenza e ci rende capaci di incontrare tutti. L’eucarestia ci da la capacità di vedere dentro, di prenderci cura di tutti. Non vogliamo la perfezione delle mani, ma vogliamo gente che si sporca le mani. L’eucarestia non chiude mai nell’intimismo, ma sempre ti butta fuori. Perché essendo l’espressione massima dell’amore, non esiste amore che può vivere con il narcisismo. Papa Francesco nella sua esortazione apostolica usa alcuni termini: prendere l’iniziativa, cioè per fare le cose non c’è bisogno del permesso di nessuno; uscire dai circuiti ecclesiali e dai temi ecclesiastici; cambiare target, basta stare con i nostri.

Mons. Vincenzi conclude il suo intervento dicendo che bisogna trovare il modo di fare festa, abbiamo bisogno di far godere il cuore. Oggi le persone sanno divertirsi, ma non sanno gioire”. Nei suoi saluti Don Fabio Stanizzo ricorda l’importanza di una chiesa in uscita, la forte necessità di creare ponti e ringrazia Mons. Vincenzi poichè le sue riflessioni saranno frutto per la nuova programmazione del laboratorio di dottrina sociale. L’incontro è stato concluso dal sindaco Mascaro, che riprendendo le parole di Mons., ricorda l’importanza di donare se stessi senza fuggire in una terra difficile come la nostra, senza essere schiavi e vittime delle difficoltà. Con la speranza che questa trasformazione dell’eucarestia diventi trasformazione anche di colui che dovrà amministrare la cosa pubblica. La trasparenza sarà la vera rivoluzione". 

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