
Lamezia Terme – “Carlo è un nome importante. Carlo è il nome che Pasolini decide di dare al suo doppio personaggio in “petrolio” la sua ultima opera incompiuta, il suo testamento. Ma Carlo è anche il nome del padre di Pasolini, un nome che racchiude assenza, ma anche una responsabilità: “Pasolini non è stato mai accettato dal padre” – così spiega Maria Chiara a conclusione della rassegna “La Settimana di Pasolini” del Sistema Bibliotecario Lametino a Palazzo Nicotera nell’ambito di Honoris Causa.
“Con questa iniziativa vogliamo riproporre le tesi di laurea di giovani lametini che hanno studiato fuori regione, affinché di loro non resti solo ‘un’ombra sui muri’ per citare il poeta Costabile” - Saluta così i presenti Giacinto Gaetano, direttore del SBL. La serata è stata intervallata dalle letture di Domenico D’Agostino con la moderazione di Giuseppe Villella. “Petrolio non comincia – spiega Maria Chiara, e nella prima pagina vediamo puntini sospensivi. Pasolini in quest’opera ci introduce all’importanza, al peso”. La storia del romanzo pubblicato postumo nel 92’ è assai difficile e ingarbugliata. Primavera del 72’: Pasolini scrive di un viaggio, quello dello sdoppiamento, intrapreso da due persone che alla fine diventeranno un’unica sostanza. È la storia di Carlo (Polis) ingegnere, cattolico comunista, angelico, che rappresenta la parte buona, e la storia di Karl (Tetis) sofferente, dannato, sensuale, che strappa continuamente le regole, e che rappresenta invece la parte oscura e negativa. Carlo non è libero quanto lo è Karl. Pasolini scrive Petrolio in un periodo in cui l’Italia versa in una situazione di forte discriminazione razziale. Colto da un’apparizione vede il suo corpo a terra intorno al quale altri due corpi estranei discutono su di esso, come fosse merce di scambio.
Pasolini non è mai stato schiavo della società. Diceva spesso “Io so che una volta iniziato questo romanzo non lo porterò a termine”. In petrolio emergono l’angelo e il diavolo. Dunque l’opera restituisce al lettore una consapevolezza profonda sull’essere. Un doppio che si stacca e si incrocia, tanto da perdere l’orientamento tra le due figure. Carlo e Karl sono diversi ma diventano un’unica persona quando Pasolini nell’appunto nr. 17 ha una visione di se stesso nudo, e quella nudità rappresenta il vuoto cosmico. Nella totale svestizione di stesso e nella solitudine egli cerca una via d’uscita, la quale conduce sempre a un altro. Molti critici hanno sporcato l’opera rimandando solo al tema dell’omosessualità. In realtà il doppio è la celebrazione di un inno sacro. Ma dove cercare la grandezza di Pasolini? Quella più nascosta? Nel fatto che appare un mistero: un uomo non credente fa ritornare la luce del mito in un’opera che è una summa. La religione di Pasolini è la vita.
V.D.
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