
Lamezia Terme - ‘Libriamoci… in libertà’ è il titolo dell’iniziativa volta a promuovere la lettura ad alta voce, “deputata - ha illustrato la dirigente scolastica Teresa Bevilacqua - a essere un potente strumento di crescita e formazione atto a sviluppare e affinare l’esercizio valutativo, la libertà individuale e il pensiero critico per fare diventare i giovani cittadini attivi nella nostra realtà cittadina”. L’iniziativa si è svolta nell’auditorium della scuola Pitagora ed ha ospitato Rocco Mangiardi, testimone di giustizia e autore di una silloge di poesie raccolte nel libro: “Poesie d'amore, di fede e di ciarpame”. E, proprio queste parole ‘amore e fede’ sono sentimenti/valori che hanno fatto da sprone e contraddistinto il percorso di vita dell’autore mentre il resto è: “Ciarpame, paccottiglia, scarto che io (Mangiardi) ho sconfitto, ‘ puntando il dito’, nelle aule di Tribunale”.
Mangiardi ha dialogato con gli studenti dell’Istituto comprensivo raccontando loro il suo percorso di vita e le sue scelte, un cammino fondato, ora, “sulla speranza e sul guardare oltre”, nonostante le prepotenze e le violenze subite ma superate, grazie all’amore e alla fede infondategli dalla sua famiglia. I giovani allievi quinta C e quinta E delle classi primarie e le prime classi della scuola media sono stati coordinati, nel loro ruolo di ‘giovani intervistatori e lettori’, dalle professoresse Maria Gigliotti, Alba Colistra e Rossella Torchia. Quindi domande, poesie e interviste, tutte poste a Mangiardi, hanno contraddistinto la mattinata dell’Istituto. Tra i presenti l’editrice del libro Annamaria Persico che ha spiegato di come la sua sia una casa editrice nata sul e per il territorio calabrese, “raccontiamo storie inerenti la Calabria partendo dalla realtà restando sempre dalla parte degli ultimi”. Rocco Mangiardi gradito ospite ha tracciato il suo percorso di vita contraddistinto da momenti negativi e positivi incentrati i secondi, sul dovere, la responsabilità e l’onestà. Poi, in particolare, ha riferito che: “Più che testimone di giustizia preferisco essere definito un cittadino responsabile, che quando nota le ingiustizie le denuncia. Segnalare prepotenze e prevaricazioni - ha precisato - significa che in futuro la persona che ha commesso del male si potrà ravvedere, anche di questo ho scritto nelle poesie del mio libro”. “Il mio libro - ha proseguito - non lo dedico a nessuno in particolare perché lo voglio offrire a tutti voi”.

Mangiardi prosegue con il suo dialogo asserendo anche l’importanza di sfatare false idee, fra tutte quella che i mafiosi non uccidono donne e bambini: “Niente di più falso - ha postillato - questa è una favola, infatti, abbiamo nella nostra storia una prima vittima di mafia donna, si tratta di Emanuela Sansone che venne uccisa dalla mafia nel 1896 a Palermo”. Un altro tema cui Mangiardi ha battuto forte è l’importanza della denuncia, “chi denuncia un’ingiustizia lo fa per tutti non solo per se stesso, e in questi casi bisogna saper fare i nomi e i cognomi di chi perpetra le ingiustizie”. Raccontando la sua storia ha evidenziato ancora che, “la mafia, ‘con la sue ingiustizie’, non dà lavoro ma lo toglie, i mafiosi sono vigliacchi i quali se denunciati e puntato loro il dito, non sanno come e nascondersi, il nostro obiettivo finale - ha concluso e ripetuto Mangiardi - è mettere insieme dignità e onestà è cosi che possiamo fare nascere il coraggio, il vero coraggio è prendere in mano la propria vita e andare avanti”. A dire un forte no a prevaricazioni di ogni tipo è arrivato anche dalla dirigente scolastica, “noi dobbiamo lavorare per il bene degli altri e partendo dalla scuola questo si può fare”.
Francesco Ielà
© RIPRODUZIONE RISERVATA