
Lamezia Terme – Costruire speranza, un progetto che ha coinvolto 12 diocesi con un unico fine: la legalità. Sono stati presentati al salone della curia Vescovile i risultati del progetto ‘costruire speranza’. Un progetto importante, molto ampio partito nel 2013, e al quale hanno partecipato le 12 diocesi calabresi in collaborazione con associazioni, enti pubblici, realtà regionali e nazionali. Don Roberto Tomaino ha presentato gli ospiti (padre Valerio Di Trapani, Isabella Saraceni, don Serafino Parisi e don Giovanni Mazzillo) e l’azione educativa che il progetto, "Costruire Speranza", svolge per i giovani nei confronti delle mafie rimarcando come “la mafia è un male fatale, un nemico mortale che impedisce un degno sviluppo del nostro territorio”. Gli interventi sono proseguiti con il direttore della Caritas lametina padre Valerio Di Trapani, il quale ha annunciato i risultati positivi ottenuti dal progetto, senza nasconderne le difficoltà anche burocratiche, riscontrate. Di Trapani - rifacendosi alla parabola evangelica del Seminatore, nella quale il seme caduto sul suolo fertile da un ricco raccolto, ha spiegato “il seme che porta frutto, nel nostro caso, non sono solo le parole le quali possono essere dimenticate ma i segni, segni che diventano speranza e i beni sequestrati alle mafie sono uno di questi segni, perché per noi costruire speranza significa questo. La responsabile della segreteria del Progetto Isabella Saraceni ha illustrato nel dettaglio, anche dal punto di vista tecnico, il fine fondamentale del progetto, “Si tratta un progetto innovativo, che ha una visione ampia, attestata dal grande impegno profuso delle nostre 12 diocesi che si sono messe caparbiamente insieme per lavorare su un fine comune: quello della legalità”.
La Saraceni ne ha poi evidenziato il coinvolgimento che ha riguardato i diversi organizzatori, “in questo progetto è stato fondamentale anche l’apporto dell’animazione. Gli animatori sono stati istruiti su cosa è un bene e su come questi deve essere utilizzato, non sono mancati poi gli incontri sui territori con i referenti di libera”. L’incontro è stato anche occasione per la prima presentazione del libro "Chiesa e lotta alla 'ndrangheta", curato da don Serafino Parisi e don Giovanni Mazzillo, i quali hanno spiegato che il male, in questo caso le mafie, sono una violenza strutturale e gli effetti che ne derivano sono devastanti. “L’illegale, l’iniquo ha conseguenze sociali in quanto nasce in un contesto sociale”. Mazzillo ha spiegato che, se anche uno dei luoghi identitari (casa, famiglia, svago) è corrotto gli altri, di conseguenza, ne vengono influenzati negativamente. Dunque - ha rimarcato - i progetti innovativi sono utili perché intervengono su queste brutture”. Don Serafino ha esposto l’apporto formativo che offre il libro, nato grazie a un seminario svoltosi a Lamezia. “L’obiettivo è conoscere l’origine, con un’attenta analisi, la storia della mafia e il suo attecchimento nel contesto calabrese ed è proprio la mentalità mafiosa, un ‘antivangelo’, che questo libro vuole analizzare puntando ad una giusta e corretta mentalizzazione”. “La piaga della mafia - hanno concluso - sarà veramente annientata quando non dovremo più fare l’elenco dei beni confiscati, quando non dedicheremo più vie a persone uccise dalla mafie, quando non metteremo etichette sui portoni di luoghi o edifici”.
Francesco Ielà
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