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Lamezia Terme - Un ospite d’eccezione per la rassegna letteraria “de/scrivo 2.0 – appunti di vista”, iniziativa del collettivo Manifest: si tratta di Maurice Aymard, storico dell’età moderna, direttore dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales e già direttore della Maison des Sciences de l’Homme di Parigi. Aymard ha tenuto una Lectio Magistralis su “Le sfide del Mediterraneo oggi” supportato dai docenti Unical Vito Teti, ordinario di antropologia culturale, e Marta Petrusewicz, ordinario Storia Contemporanea, nella sala del Tip Teatro.  Allievo e continuatore di Fernand Braudel  -  autore di un'opera appunto sul Mediterraneo -  e soprattutto “suo erede intellettuale, scientifico, istituzionale” secondo le parole della Petrusewicz, Aymard  ha ripercorso la storia di quella pubblicazione di quasi mille pagine, iniziata in un campo di prigionia vicino Lubecca, dove Braudel l’avrebbe scritta e riscritta a mano, per poterla dare poi alle stampe solo nel ’49.

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Tangibile nel ricordarla l’emozione di Aymard, autore a sua volta di numerosissimi e prestigiosi saggi sullo stesso tema, di cui ha affrontato i molteplici e caleidoscopici aspetti : storico, economico, sociologico, culturale, religioso, alimentare, descrivendo non uno solo ma cento Mediterranei diversi. Il suo racconto si snoda attraverso molte strade, senza certo trascurare i problemi dell’oggi, in primis il tema scottante dell’immigrazione. “Il Mediterraneo è definito storicamente come un’area di libera circolazione delle merci, delle religioni, dei beni culturali, ma oggi diventa una barriera alla circolazione di una categoria: i lavoratori. Ai turisti è permesso di passare liberamente da sud a nord, ai lavoratori no. – sottolinea lo storico -  E così sono costretti a farlo di contrabbando, pagando un prezzo e a rischio della propria vita".

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Secondo Aymard l’immigrazione non sarebbe affatto un fattore negativo per quanto riguarda la crescita economica di un paese, e la risposta politica alla situazione attuale non sarebbe certo quella di “creare nel Mediterraneo una frontiera.” Lo storico si schiera apertamente contro “visioni manichee” che pretendono di vedere il male solo da una parte. “Dobbiamo difendere la strada più ragionevole” – dichiara considerando comunque la complessità di un problema che va studiato, prendendo in considerazione soluzioni a lungo e medio termine.  “Del resto – dice parlando della propria categoria – creare un clima in cui diversi punti di vista possano esprimersi è una nostra responsabilità professionale.”

Giulia De Sensi

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