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Lamezia Terme -  Ha parlato con passione, senza pause e si è rivolto alla platea di studenti che lo ha ascoltato in silenzio: Salvatore Borsellino, fratello del magistrato trucidato dalla mafia, ha chiuso la serie di interventi al convegno che si è tenuto stamattina presso l’auditorium del liceo Tommaso Campanella e che ha avuto come tema la strage di Via D'Amelio del 19 luglio 1992, in cui furono uccisi Paolo Borsellino e la sua scorta. Un evento lontano ormai più di vent'anni e che avvenne prima che molti di quegli studenti che oggi hanno ascoltato Salvatore Borsellino parlare, fossero nati. Non si è limitato a elogiare la figura di suo fratello, come spesso fanno in molti, ma è andato oltre, parlando ai ragazzi senza peli sulla lingua, lasciando perdere i bei discorsi farciti di frasi fatte e ha raccontato loro quel pezzo di storia cancellato per molto tempo ma che, purtroppo, fa parte anch'esso di quegli anni. "Paolo ha affrontato la morte sapendo di dover morire e sapendo che c'erano pezzi di Stato che tramavano contro di lui" - ha detto. Oggi la questione della trattativa Stato - mafia non è più un mistero e un processo è in corso proprio per stabilire se effettivamente ci sia stata o meno, ma Il fratello del giudice assassinato spiega agli studenti ciò di cui è convinto e cioè che Paolo Borsellino sia stato ucciso affinché questa trattativa andasse avanti. "La triste realtà - continua Borsellino - è che non c'è stata mai la volontà reale da parte dello Stato di sconfiggere la mafia. Quella in cui fu ucciso mio fratello - continua - è stata definita 'una strage di stato' e fu solo l'ultima di una lunga serie e, secondo me, la più terribile perché accadde proprio perché lo Stato pensò di poter trattare con l'antiStato, che già di per sé è un ossimoro". Come accadde per altre vicende, anche su questa, sono troppe le ombre che ancora aleggiano su di essa, come il mancato ritrovamento dell'agenda rossa del magistrato palermitano, sulla quale Borsellino annotava tutti i risvolti delle sue indagini dalla morte di Giovanni Falcone "che - spiega Salvatore Borsellino - era un vero fratello per lui, perché insieme hanno condiviso lavoro, vita, passioni e dispiaceri". "Paolo - continua - era un uomo semplice, a cui piaceva stare con i giovani e non credo che volesse essere un eroe. Amava la sua terra e credo che la frase che più lo rappresenti sia quella in cui dice che Palermo non gli piaceva ma proprio per questo imparò ad amarla, perché il vero amore consiste in amare quello che non ci piace, per poterlo cambiare". E rivolge lo stesso invito agli studenti, nonostante riconosca che la Calabria è una terra, purtroppo e spesso, troppo simile alla sua Sicilia. 

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L'incontro di oggi, organizzato dall'osservatorio Falcone - Borsellino - Scopelliti di Carlo Mellea e moderato dalla giornalista Maria Scaramuzzino, ha visto succedersi diversi interventi di rappresentanti politici e della magistratura. Il dirigente scolastico Giovanni Martello, "padrone di casa" del liceo Tommaso Campanella, ha spiegato che questo tipo di incontri fanno parte di un progetto che si ripete da anni nella scuola, proprio perché "è necessario seminare queste buone pratiche e perché le generazioni di adulti devono essere di esempio a quelle più giovani", concorde con Carlo Mellea per il quale "le palestre per battere le organizzazioni criminali sono proprio la famiglia e la scuola".  "Queste giornate servono per ricordare e far rivivere la memoria e la figura di Paolo Borsellino, affinché non si dimentichi la vita e il sacrificio di coloro non che non si sono piegati e non si piegano", ha detto il consigliere regionale Mario Magno, mentre il presidente del consiglio regionale Francesco Talarico, ha specificato quanto sia importante investire in cultura perché "solo così - spiega - si ha la possibilità di essere cittadini informati e consapevoli mentre la criminalità si ciba della sottocultura che ne è soggiogata". "Non guardate all'antipolitica - ha concluso - ma mettetevi in gioco per migliorare questo territorio, siate quindi cittadini attivi". Chi ha vissuto quegli anni, magari da adolescente, ne è rimasto profondamente segnato e quegli eventi hanno condizionato le loro scelte, come hanno spiegato sia l'avvocato Francesco Pagliuso, che la deputata del Pd, Micaela Campana. "Guardare ai buoni esempi come quello di Paolo Borsellino - ha spiegato la parlamentare - perché è a loro che dobbiamo ispirarci" e a lei si è aggiunta anche Annamaria Fiorillo, sostituto procuratore della Repubblica per i minorenni di Milano, che ha ribadito ai ragazzi che "il cambiamento parte da chi ha subito e decide di modificare la sua inerzia".  A rivolgere un ultimo invito agli studenti, è stato il fratello del magistrato ucciso, Salvatore Borsellino che, andando un po' contro chi l'aveva preceduto, ha detto: "Vi hanno detto che il futuro è vostro e sarete voi a doverlo cambiare. Per me non è così! Siamo noi che vi stiamo consegnando in questo modo il paese, forse per indifferenza, e ora, così dicendo, è come se ci lavassimo le mani. Il cambiamento deve partire anche da noi, adesso".

Claudia Strangis

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