
Lamezia Terme - E’ una storia familiare che inizia con un episodio estremo. La protagonista è una bambina che si trova a vivere in un capanno in uno stabilimento balneare. E’ il 1956. L’autrice è Annarosa Macrì, giornalista Rai, e non solo. Per trentacinque anni ha raccontato abilmente le storie degli altri. Sempre con stile e garbo. Come è lei. Ha lavorato con Enzo Biagi che le ha insegnato che” il giornalismo si fa raccontando le storie. Le piccole storie della gente comune e quelle importanti dei grandi. A volte - le disse - sono importanti quelle degli sconosciuti e poveri quelli che apparentemente contano”. Elegante, umile e professionale ha presentato il suo libro in una libreria del centro "Da che parte sta il mare", edito da Rubbettino. E’ la sua storia. “In parte, è autobiografico”. Confessa con un sorriso dolce e sereno Annarosa Macrì, Parla di un pezzo del sud-Italia nella seconda metà degli anni ’50. E’ un racconto che parla attraverso gli occhi di una bambina, “che un po’ mi assomiglia” . Lo sguardo è quello candido, impietoso e anche cattivo, a tratti, delle bambine, che lo sono per certi versi. Poi, diventa adulta, la piccola e capisce di aver rimosso l’episodio. Capisce che si vergognava. Ma in questo tassello c’era il nodo della sua vita. Lo capisce anche perché i componenti della famiglia in quella situazione di disagio e di povertà esprimevano tutto il loro mondo. E’ la storia di un amore familiare, seppur vissuto in quella situazione. Di valori, di dignità, di rispetto, di libertà e di cultura. Il padre fa il giornalista, la madre è insegnante e teorizza che la cultura sia la cosa più importante perché con la cultura si mangia e ci si riscatta. In questo racconto c’è la spiegazione di quello che la bambina sarà anche da adulta. E lei lo ha capito, quando aveva ormai i capelli bianchi. Intenso, forte, deciso, è il libro e, “racconta un po’ di tutti noi, “come molti lettori e soprattutto lettrici le hanno confermato. La giornalista lo ha scritto e a noi non resta che completare l’opera. Ha pubblicato anche “A Berlino un bouganville”, “I ragazzi di Locri,” e “L'ultima lezione di Enzo Biagi”.
Maria Arcieri
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