Salta al contenuto principale

de-fazio-democrazia-e-diritti.jpg

Lamezia Terme – A conclusione del progetto “Legalità cittadinanza e lotta alla mafia”, promosso dal “Centro – Riforme – Democriazia – Diritti” presieduto da Costantino Fittante, questa mattina l’incontro con Rocco Mangiardi, con alcuni allievi dell’I.T.C De Fazio di Lamezia Terme accompagnati dal docente Salvatore Spalliera. Assente la parlamentare Rosanna Scopelliti, che ha da poco dato alla luce un bambino, e che manda una lettera di saluto ai presenti. Non ama essere definito ‘Testimone di Giustizia’, “Meglio dire responsabile cittadino” – dice Rocco Mangiardi, che un po’ di anni fa si è trovato a compiere un atto importante, che sarà motivo di cambiamento non solo individuale ma anche collettivo. Tale atto è costituito dalla ‘denuncia’, contro quei mandanti ed esecutori del racket a cui Mangiardi ha puntato il dito in un’aula di tribunale, in un processo ormai storico per la memoria cittadina.

L’incontro si è voluto vestire di molteplici significati che hanno toccato, come viene fatto notare da Costantino Fittante, più storie di uomini coraggiosi. “Dovete sapere che ieri mattina alle 5.00 l’associazione Libera di Catanzaro insieme alla cittadinanza, a Sambiase in contrada Miraglia, ha ricordato e chiesto giustizia per i due netturbini uccisi barbaramente 25 anni fa” – spiega Fittante. Un presunto mandante che ad oggi non è stato ancora individuato. Perché? Si conosce però il contesto: “La mafia ha scelto di uccidere i due netturbini perché in precedenza la raccolta rifiuti era stata appaltata ad alcuni imprenditori discussi, – continua Fittante – quasi a voler dire nell’immedesimarsi ‘la nettezza urbana è cosa nostra’, dieci giorni dopo le elezioni comunali, poi lo scioglimento per infiltrazioni mafiose”. Il 91’ si delinea, dunque, a ragione un anno particolare sia da un punto di vista localistico che regionale e nazionale, perché i fatti di mafia hanno sempre rilevanza nazionale. La Strage di Capaci, a Palermo, dove vengono uccisi Giovanni Falcone, sua moglie e la sua scorta; in Agosto il delitto al giudice Antonino Scopelliti a Reggio Calabria, di ritorno dal mare, ucciso dopo aver ostruito il processo contro ‘cosa nostra’, dopo aver rifiutato cinque miliardi. Ma la fine del 91’ e l’inizio del 92’ sono anche gli anni delle più importanti operazioni di polizia svolte, nel 92’ infatti viene ucciso a Lamezia Terme l’ispettore Aversa insieme alla moglie.

“Dal giorno della denuncia e dal giorno della testimonianza io e la mia famiglia siamo persone libere – dice ai ragazzi che destano agli occhi titubanza mista a curiosità – sono una persona normale che ha deciso di portare avanti valori quali la dignità, il rispetto, l’amore per il mio lavoro, l’onestà di padre, ed è da questi valori trasmessi ai miei figli che parte la mia azione di denuncia”. Un periodo senz’altro amaro, che parte dal 2006 anno in cui ‘per cercare di stare tranquillo’ Mangiardi avrebbe dovuto cedere agli estortori 1.200 euro al mese. Un periodo nel quale l’imprenditore coraggioso, dietro l’aiuto di associazioni e forze dell’ordine, ha dovuto seguire da vicino l’evolversi della drammatica vicenda, attraverso intercettazioni e incontri ravvicinati verso i mafiosi, quei mafiosi che come ricorda Mangiardi “In tribunale contro il nostro dito puntato dimostrano di avere perso, e di avere paura, perché quel dito è più forte di una qualsivoglia arma”. Oggi escono fuori i primi pentiti. Il costo di un omicidio ammontava dai venti ai venticinquemila euro, ebbene “Non pagando il pizzo ho permesso loro di non ammazzare una persona ogni 2 anni – spiega Mangiardi che di risposta alla domanda di uno studente aggiunge “Oggi sono con la scorta perché tra le venti persone sulle quasi Tano Grasso auspicava una denuncia collettiva, sono il solo ad aver denunciato – e conclude – Oggi a Lamezia non denuncia più nessuno”.

Rocco Mangiardi invita i giovani a seguire da vicino i processi perché solo nelle aule di un tribunale emergono posizioni di verità “A proposito del processo di Dodò Gabriele, mi è capitato di sentire un’intercettazione nella quale la madre del mandante dell’omicidio dice al figlio ‘Bravo, hai fatto bene, da domani ti rispetteranno tutti’ – dice ancora Mangiardi – bisogna rendersi conto anche di questi aspetti”. A proposito del ruolo dell’antimafia Mangiardi si chiede “Perché sul fronte dell’antimafia oggi si trova un prete, come Don Luigi Ciotti, e non un politico”? Oltre all’antimafia onesta, oggi come ieri, a ricordarlo tra i primi un lontano ma attuale Leonardo Sciascia, esiste anche l’antimafia delle passerelle. E allora, come esplicita nella lettera Rosanna Scopelliti, è necessario fare attenzione all’antimafia dei professionisti, all’antimafia di maniera, alle associazioni antiracket che come conclude Costantino Fittante “Si spera nascano volontariamente e con nobili propositi ma degenerano nel momento in cui entrano in ballo i soldi”.

V.D.

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.