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Lamezia Terme - Non è compito facile parlare di cultura specie in un momento storico come questo,  in cui odio,  intolleranza, disastri ambientali sembrano avere la meglio.  Ma se l'interlocutore é Massimo Bray, direttore Treccani ed ex Ministro dei beni culturali,  il discorso si fa interessante, cattura l'attenzione, spazia in un viaggio senza fine. Bray che, nella sede dell'Uniter, Università della Terza Età, inaugura il nuovo anno accademico è chiamato ad affrontare il tema della cultura,  con uno sguardo fra passato e presente,  fino a compiere l'ulteriore passaggio verso i possibili cambiamenti e sviluppi per il futuro della Nazione. A dare il benvenuto a Massimo Bray,  in una gremita sala, la professoressa Costanza Falvo D'Urso e il professor Italo Leone dell'Uniter. È sulla Nazione che Bray torna spesso,  dall'inizio alla fine, citando il sentimento Nazionale di cui ormai si è persa ogni traccia,  e del quale occorre però riappropriarsi. 

Memoria collettiva 

"Corriamo tutti. Non rispettiamo più i ritmi.  Confondiamo il tempo del mercante e della famiglia. Del pensiero e della riflessione - ha affermato Bray ponendo al centro del  dibattito la cultura - Dobbiamo tenere viva la memoria collettiva e proiettarla nel futuro, pensare a questi progetti di rilancio,  stando sempre attenti al tema della identità del paese".  A portare l'esempio concreto della cultura che passa negli anni,  che muta la forma,  e le dinamiche di comunicazione e di fruizione Bray richiama la Treccani. "La Treccani nasce nel 1925 da Treccani e Gentile,  quest'ultimo vi assegna grandi missioni sociali,  come partecipare alla vita del paese.  Creare una classe dirigente. Parla di  istituzione mettendo al centro la cultura,  quella che si deve proiettare avanti. All'epoca portare l' enciclopedia nelle case significava portare una parte del paese" - ha aggiunto. In questo lavoro uno dei tratti più importanti per Treccani riguardava la salvaguardia della lingua.  Tratto modernissimo,  se la si pensa come a qualcosa che cambia ogni giorno. "Una lingua con 600 mila accezioni - e che ha a che fare con la povertà.  l'enciclopedia quale strumento da proiettare nella storia".

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"La cultura non si limiti a esperienza politica"

Secondo Bray la cultura è di gran lunga più importante della politica,  laddove sia essa in grado di superare qualunque barriera politica.  "Secondo Croce la cultura non deve essere mai limitata a una esperienza politica. Sono uscito dal Parlamento dopo 22 mesi.  Mio padre mi disse: che ci vai a fare ancora in Parlamento? Tornatene in Treccani". Dal racconto di Bray scopriamo l'enciclopedia quale strumento assai diverso dai veloci portali della innovativa tecnologia. "Prendiamo un argomento. Fine vita. In Treccani noi chiediamo allo scienziato, al professore di diritto". Particolare attenzione è dedicata all'arte. Un tema assai frequente in merito alla identità. "La nostra è storia fitta,  abbiamo un paesaggio con moltissimi segni del patrimonio storico artistico. Nessun paese ha tanti borghi,  nessun paese del mondo ha questo paesaggio. L'idea del paesaggio viene fuori nel Rinascimento e in Italia grazie agli artisti che lo dipingeranno - ha detto avviandosi alla conclusione - . Marc Augè con il non luogo ci rimanda al rapporto con il paesaggio, e la famiglia, con un  centro commerciale.  Nella contemporaneità questo è un vero  stravolgimento. Ma cultura offre una speranza.  Perché a differenza dei non luoghi,  dove il cibo è tutto uguale,  dove non si conoscono le tradizioni,  le relazioni con l'altro sono mediate con gli oggetti,  la cultura ci fa riflettere sulla tutela e sul senso di Nazione,  su tutta una serie di valori con cui è necessario ancora confrontarci". 

Valeria D'Agostino

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