
Lamezia Terme - E’ un Michele Placido in versione casual quello che si è visto nell’ultima serata Magna Graecia Teatro Festival 2013. E’ poeta. È ironico. Accenna passi di danza, racconta la sua infanzia e la povertà che ha vissuto essendo figlio di un geometra e con sette fratelli. Titolo: “Amor ch’a nullo amato..amar perdona”. Ha criticato duramente gli uomini che uccidono le donne e ha chiesto di fare altrettanto. “Le donne gremiscono i teatri, i cinema, conoscono la cultura”. Una serata all’insegna del tango. Quello da pelle d’oca. Due ballerini giovanissimi hanno appassionato il pubblico. L’esecuzione della danza più sensuale del pianeta era, a dir poco perfetta. La ballerina Grazia Mammolo, è stata, scrivo, perfetta perché è l’aggettivo che meglio la rappresenta. Il ballerino era il fratello, Carmine. Anche lui molto Al Pacino quando ha danzato sulle note di Astor Piazzolla, la colonna sonora del film “Scent of a woman”. Indimenticabile il film. Come indimenticabili sono stati i fratelli Mammolo nel “ri-danzare” con gli stessi passi. I tre instancabili musicisti hanno reso la serata piacevole con le loro melodie che hanno visto pianoforte, fisarmonica e contrabbasso i protagonisti della pieces. Look da Rihanna e grinta da Milva sono stati i punti forza della cantante. L’attore pugliese ha interpretato, perché questo è il termine che preferisce accanto a poesia, versi d’amore. Dante, Leopardi, D’Annunzio e Montale i suoi preferiti.
Ma Pablo Neruda ha innescato l’emozione nel pubblico. Poeta e scrittore di poesie d’ amore. Uniche. Meravigliose.
Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.
Poiché tutte le cose son piene della mia anima
emergi dalle cose, piene dell’anima mia.
Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,
e rassomigli alla parola malinconia.
Mi piaci quando taci e sei come distante.
E stai come lamentandoti, farfalla turbante.
E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:
lascia che io taccia col tuo silenzio.
Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.
Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Allora una parola, un sorriso bastano.
E son felice, felice che non sia così. “
Uno spettacolo originale, scorrevole e piacevole ha chiuso la stagione teatrale estiva e io seguo le parole della poesia e ho scritto il mio ultimo articolo di questo settore. Taccio.
Maria Arceri

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