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Lamezia Terme - Non è stato solo vento, “tutto rimane nella mente, per sempre”. E’ un viaggio a ritroso guidato dalla memoria olfattiva, un viaggio che ripercorre un amore sotto mille sfaccettature quello raccontato dall’autrice Giovanna Politi, che alla libreria Tavella ha presentato il suo secondo romanzo “Non è stato solo vento” (Kimerik editore), affiancata dai giornalisti Antonio Chieffallo e Ugo Floro.

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Un libro che ha portato all’autrice leccese, ma per affetti e legami personali indissolubilmente legata a Lamezia, premi e riconoscimenti, oltre che la partecipazione al Salone internazionale del libro di Torino e 87 presentazioni in tutta Italia. C’è molto di Giovanna Politi nella protagonista del romanzo, Rebecca, c’è soprattutto la volontà di scavare nel più profondo della sua anima per riappropriarsi di emozioni e sentimenti che credeva aver rimosso ma che invece sono lì, più intatti che mai. La presentazione del romanzo è stata inframezzata inoltre dalle letture di Ermina Gullo, che ha declamato i versi di alcune poesie della stessa Politi, con anche una menzione di merito al premio Alda Merini 2014. “Il mio non è un libro che parla solo d’amore – ci tiene però a chiarire – piuttosto di sentimenti, di felicità o di quell’amore che si perpetua negli anni in forme diverse, che si tramuta nel tempo”. I tanti aspetti affrontati nel romanzo, hanno permesso all’autrice anche di presentarlo nelle scuole medie e superiori, confrontandosi con i problemi che affliggono quotidianamente i più giovani. Rebecca è una ginecologa, un personaggio “verticale” che accoglie nel suo studio le sue pazienti, personaggi “orizzontali” con i loro problemi, le loro storie, il loro vissuto. Così nel libro si affrontano anche temi caldi, come l’aborto, il rapporto genitori-figli, la violenza fisica e quella psicologica, “ancora più subdola” spiega la scrittrice. Nulla di ciò che si è vissuto intensamente può andar veramente perso e i ricordi ma soprattutto gli odori che guidano al cuore delle cose, si mescolano, durando per sempre. “Un viaggio a ritroso – l’ha definito infine Giovanna Politi – un viaggio per verificare se alcune emozioni provate possano essere ancora vissute. Ma determinate cose sono legate al passato, accettarne l’evoluzione è possibile, riprenderle così come sono, invece no”.

Alessandra Renda

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