
Lamezia Terme - “Piano degli interventi per il contrasto del dissesto idrogeologico, la situazione sul territorio calabrese”: un tema ampio e impegnativo quello del convegno organizzato a Lamezia dall’ANCI (Associazione Italiana Comuni Italiani), con un parterre di presenze adeguato alla portata dell’evento. Presenti al tavolo dei lavori, aperti del presidente ANCI Calabria Peppino Vallone e conclusi dal presidente della Regione Mario Oliverio, l’onorevole Bova, a fare le veci del presidente del consiglio regionale Nicola Irto, il capo del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile Fabrizio Curcio, il direttore dell’Unità di Missione italiasicura della Presidenza del Consiglio dei Ministri Mauro Grassi, coordinati dal responsabile Nazionale ANCI Antonio Ragonesi. Fra gli intervenuti il presidente dell’Ordine dei Geologi della Calabria Francesco Fragale, i presidenti dell’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri di Catanzaro Giuseppe Macrì e Salvatore Saccà, il segretario dell’Unità di Bacino Salvatore Siviglia.
Quella delineata è una situazione difficile, segnata dalla cementificazione progressiva, da problemi come l’abusivismo, l’assenza di regole e di progettualità, il non-rispetto del suolo, per la quale Oliverio invoca “un cambiamento di mentalità necessario perché la Calabria arrivi ad una svolta facendo “un salto di qualità dal punto di vista culturale”. “Intanto - secondo quanto affermato dal presidente - molto lavoro alla Regione sarebbe già stato fatto e negli ultimi 10 mesi si sarebbe passati da 15 a 137 progetti d’intervento previsti mentre per 47 sarebbe stata richiesta la proroga, individuando delle priorità in base ai punti di maggiore criticità, con 220 milioni stanziati da novembre 2010, e 30 milioni di euro già destinati per l’acquisto di mezzi e strumentazione meccanica necessaria”. Ma i fondi per il dissesto idrogeologico, fra europei, nazionali e regionali, sarebbero nel complesso molti di più. E il denaro serve, se si considera che, se in Italia sono stati spesi in media 350 milioni l’anno per il dissesto, ci sono ogni anno circa 3 miliardi e mezzo di danni. Per lo meno è stato così negli ultimi 20 anni che hanno visto in Calabria i disastri di Crotone, Soverato, Sibari. La Calabria però, secondo gli addetti ai lavori, avrebbe attualmente un sistema di allerta e di volontariato fra i più all’avanguardia, anche in considerazione dei rischi che corre, non solo per quanto riguarda il dissesto idrogeologico ma anche rispetto al problema sismico.
La risposta secondo Oliverio? “Ridefinire il quadro di riferimento per la pianificazione urbanistica, per il restauro del suolo e del territorio, consumo di suolo zero e rivalutazione della proprietà immobiliare già presente, compresi centri storici – a questo proposito, dobbiamo evitare che Catanzaro diventi un borgo, e che sorga una nuova Catanzaro a Germaneto”. Poi, si sofferma sul lavoro di snellimento delle procedure e sul programma per il rispetto del suolo anche relativamente al problema rifiuti, in base al quale sarebbero già partite 3 gare d’appalto per 3 impianti a impatto zero. E conclude: “Per ottenere dei risultati è necessario un lavoro di squadra”.
Giulia De Sensi

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