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Lamezia Terme - Presentata in occasione del suo decennale la rivista scientifica "Esperide. Cultura artistica in Calabria” dedicata ai beni culturali e alla storia dell'arte. A farlo,  all'interno del Chiostro Caffè Letterario, è l'Associazione Culturale Natale Proto,  composta da un gruppo di esperti e appassionati, nonché studenti dello stesso Proto. Ad introdurre,  il presidente dell’Associazione avv. Tommaso Colloca, seguito dal direttore di Esperide Mario Panarello e dagli storici dell’arte Domenico Pisani,  vice-direttore di Esperide. Prima di entrare nel merito del nuovo numero della rivista,  un breve accenno sull'Associazione, che da quando è nata (quest'anno) si occupa di valorizzazione dei beni culturali del territorio lametino,  ponendo in luce la bellezza del patrimonio storico di cui disponiamo,  ma anche fornendo delle denunce,  dunque smuovendo il senso civico dei cittadini. Ricordiamo,  infatti,  la situazione drammatica in cui versa attualmente la città,  con i suoi beni culturali fra cui il castello,  l'Abbazia Benedettina e altro ancora, del tutto inaccessibili.

"L'Associazione nasce da un gruppo di studenti dell' architetto e storico dell'arte Natale Proto - dice Colloca - Ho avuto la fortuna di seguire le sue lezioni,  le quali mi hanno lasciato una visione delle cose importante. Quindi da ex alunni abbiamo voluto concretizzare le carriere,  le professioni,  in questa associazione. Nata quest'anno - prosegue - l'Associazione si caratterizza per avere un punto di debolezza e uno di forza. Il degrado amministrativo della città,  e lo  stimolo a fare di più". 

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La rivista Esperide 

È nata nel 2008, come organo dell’Associazione culturale Esperide. Il periodico, diretto da Mario Panarello, conta di un prestigioso comitato scientifico e redazionale e della collaborazione di un certo numero di soci professionisti nel campo della storia, dell’archeologia e delle arti. Già da diversi anni la rivista è stata inclusa nell’elenco delle riviste scientifiche dell’Anvur, ente pubblico vigilato dal Miur, che valuta la qualità della ricerca nazionale. "Esperide. Nome che viene da lontano - dice Pisani - Ercole fa un lungo viaggio verso la Libia,  Egitto,  alla ricerca di questo giardino,  la verità però ce l'aveva Prometeo. La ricerca che noi facciamo è uguale a quella di Ercole,  alla ricerca del frutto d'oro, quindi alla fatica degli studiosi. Esperide é una rivista che ha avuto un percorso storico. È l'unica rivista di storia dell'arte.  In questi anni,  dal Pollino all'Aspromonte le scoperte sono state tante".  

 Mario Panarello: "Un lavoro più  apprezzato fuori regione che in casa" 

"L'esperienza è tanta.  Raccogliere saggi e articoli è veramente complesso.  Lo storico dell'arte appena laureato non è pronto,  ed è così che seguiamo passo passo le persone più appassionate, per farle crescere.  Ci sono difficoltà economiche. Gli enti non si fanno più carico di finanziamenti di questo tipo".  Paparello parla inoltre di collaborazioni con l'università  sebbene portate avanti con fatica, a causa di gelosie e competizione.  "Tuttavia é bene convergere per costruire l'identità del patrimonio storico artistico. Dobbiamo dare collocazione in base a un orizzonte più ampio e critico.  Solo così riusciamo a restituire importanza ai manufatti artistici. Il nostro territorio è spesso animato da conflitti e così non si costruisce nulla. Un lavoro spesso apprezzato fuori regione e meno che in casa".

Alcuni contributi

Fra le pagine della rivista figurano fra le altre opere,  l'immagine degli scavi di Roberto Spadea,  insieme a giovani archeologici, sul sito della cittadella regionale,  prima che costruissero la Regione. Il Cristo risorto a Laureana di Borrello.  Scoperte importanti,  come la tela all'interno della chiesa di Spezzano Albanese.

Solferino: "L'opera d'arte diventi interesse collettivo" 

"Quando mi sono laureato che dovetti fare una ricerca sulla scultura lignea una prof mi disse:" queste bambole di legno non ci interessano"  Da li lo stimolo a continuare. Molto spesso le chiese non si interessano. La ricerca é estenuante oggi, perché i documenti sono andati distrutti. Si tratta di un mondo ancora da scoprire e silente. Ma cosa facciamo? Di fronte il silenzio delle fonti ci fermiamo? Qualche storico positivista dice che senza documento non si può fare ricerca,  io dico che con umiltà e capacità di proporre a studiosi e colleghi è possibile andare avanti. È importante lanciare un'opera d'arte nell'interesse collettivo". 

V.D.

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