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Lamezia Terme, 14 maggio - L’aula magna dell’Istituto di Istruzione Superiore “Einaudi”, è stracolma di ragazzi, tutti compostamente interessati all’arrivo di Luigi Michele Perri, giornalista e scrittore atteso per la presentazione del suo libro “Il monocolo”, romanzo storico edito da RaiEri, vincitore della seconda edizione del Premio letterario nazionale “NarreRai”, indetto dalla Rai. L’incontro è stato moderato dalla docente Caterina Spena, che ha accolto l’autore riportando i saluti per iscritto della dirigente dell’istituto Teresa Goffredo, assente per motivi professionali, che si è detta “dispiaciuta di non poter presenziare alla presentazione di un romanzo così interessante e avvincente – si legge nella nota – e che meriterebbe di far parte dei programmi scolastici”. Il saluto introduttivo di Caterina Spena s’impreziosisce invece dell’intervento accorato di alcune studentesse che hanno ricordato l’accoglienza accordata ad alcune classi in visita alla sede Rai di Cosenza, occasione che ha visto lo stesso Perri cicerone d’eccezione, nel guidarli tra i misteri del giornalismo televisivo. A presentare i contenuti veri e propri del libro, la competenza di Tommaso Cozzitorto, insegnante e critico letterario, che ha introdotto tecnicamente quelle pagine riferendo le argomentazioni principali: la casta come topos attorno a cui gira la narrazione di episodi realmente accaduti; il momento di sensibilità arcaica dettato da un matrimonio combinato; l’ambientazione tutta calabrese, in un tempo postunitario di inizi novecento, in cui s’intrecciano interessi familiari e vicessitudini sentimentali; fino ad arrivare alla questione meridionale “trattata magistralmente - dichiara senza remore il critico - in quanto raccontata attraverso i fatti, fatti individuali che poi si fanno universali quando trasmettono al lettore la conoscenza della realtà circostante”. Cozzitorto adduce poi altre ragioni che portano a considerare “Il monocolo” un romanzo storico ben riuscito: in prima battuta “perché risponde ai canoni dell’ordine, in quanto ben strutturato, come quel romanzo storico d’eccezione che è I Promessi Sposi”; e poi per la sua incontrovertibile attualità, “riconoscibile nei loschi intrecci tra casta e politica”. Ma a quanto pare, e a quanto trasmesso dal tono della voce di Cozzitorto, l’aspetto più affascinante del libro si svela nel suo “farsi omaggio alla donna, a questa straordinaria figura femminile rappresentata dalla protagonista Caterina - sottolinea il professore - che incarna una donna che lotta per contrastare machiavellici intrighi di corte per affermare la dignità femminile”.

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L’autore non può che concordare pienamente con l’analisi, entusiasmandosi dinanzi “ad una recensione perfetta”, in quanto è riuscita ad evidenziare l’importanza che la donna riveste tra quelle righe come figura di svolta: “particolare - confessa Perri - che solo entrando nell’animo del libro si riesce a cogliere”. Insieme all’altro argomento, focus di tutta la narrazione, che è quello legato agli episodi squisitamente politici, “che si sono svolti nel passato – continua il giornalista – condizionando il futuro”. Cioè il tempo che scorre attuale. Il momento lasciato agli interventi in sala è stato di profonda partecipazione, con domande e riflessioni che presupponevano una dedicata preparazione e che hanno permesso all’autore di concedere interessanti disamine. Marika, ad esempio, chiedendo di quantificare il livello di potere che la casta oggi detiene, si è sentita rispondere che “solo la capacità e l’onestà sono i due principi che regolano la buona politica, che la prescindono in quanto principi pre-politici”. E poi Valentina, Deborah, Francesco, a chiedere quanto oggi ci sia di Caterina e quanto invece di quelle famiglie tanto avvezze a ripudiare i buoni sentimenti in nome di una capitalizzazione dell’amore. E poi ancora Anna, che ha regalato un momento d’orgoglio, riconoscendo “nei giovani di oggi quella libertà di pensiero e azione che i giovani al tempo di Caterina non avevano, e che può essere l’arma per sconfiggere la casta”, inducendo il giornalista a stringerle la mano, in segno di un sentimento di rivalsa preteso da tutte quei ragazzi in procinto di attraversare il mondo. E quasi pare di sentire ancora Hessel - che da pochi mesi quello stesso mondo ha lasciato - strillare “Indignatevi!”, quando Perri si rivolge ai presenti, per trasmettere loro quel profondo senso di pacifico dissenso che solo parole come “non è più tempo di restare a guardare” possono suscitare.        

 

                                               Pasquale Allegro


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