
Lamezia Terme – Un libro per riscoprire i valori meridionalisti che non vanno dimenticati ma che, soprattutto, non vanno taciuti ma vanno portati agli occhi di tutti. Questo, fra l’altro, è “Il Barone Contro”, libro del giornalista e scrittore pugliese Raffaele Vescera che è stato presentato oggi su corso Numistrano. Presenti all’evento oltre l’autore, Francesco Antonio Cefalì coordinatore del circolo territoriale di Unione Mediterranea “Michelina De Cesare”, Giuseppe Gigliotti (Italia Nostra) e l’artista Giovanna Capraro. Il libro racconta La storia del barone di San Chirico, una vita avventurosa la sua dedita tanto alla belle donne tanto alla bella vita. Il Barone come spiega Cefalì era ,“un illuminista che ha vissuto la guerra dell’Unità d’Italia, una guerra che ha portato tanti morti fra i meridionali e piaghe indelebili quali mafie e malavita”. “Ma, come scrive il giornalista, milanese, Mieli i briganti non erano criminali ma combattenti”.
Ad introdurre il dibattito è stato però Gigliotti spiegando che, “la questione meridionale è viva e non deve essere lasciata da parte”. “Il sud - continua Gigliotti - non è terra da dimenticare”. “Lo stesso rapporto swimez definisce il sud come una grande landa desertica e tanti giovani e tante persone lasciano il sud per trovare lavoro o una migliore posizione fuori la Calabria o all’estero”. “Lo stesso vale per le classi politiche susseguitesi che con il loro continuo cambio di casacca (che non è avvenuto solo nel sud) hanno contribuito a svendere il sud e la Calabria”
L’autore spiega poi che, “la vera storia dell’unità d’Italia e della gente non è mai stata raccontata. Perché il romanzi nascono intorno al 1800 e i primi camorristi o malavitosi che ho ‘conosciuto’ sono i bravi dei ‘Promessi Sposi’ scritti da Alessandro Manzoni che non era di certo un meridionale”. “Ma la storia la scrivono i vincitori, da qui nascono i pregiudizi sui meridionali definiti rozzi, ignoranti e primitivi, perché come riporta un detto tedesco 'una bugia detta 100 volte diventa una verità”. “Ma un popolo - continua Vescera - non può essere ingannato per sempre”. Racconta poi, facendo riferimento ad altri romanzi, che i meridionali quando avevano bisogno o avevano fame riuscivano a soddisfare i loro bisogni alimentari, mentre al nord si moriva di fame. Riferisce poi che Il massacro dei contadini poveri e l'esclusione dei meridionali dai vari ambiti furono fra i motivi del brigantaggio. Conclude facendo un raffronto fra il regno di Napoli con le sue bellezze paesaggistiche e la socievolezza delle persone e il Piemonte militarista e che metteva al bando la cultura.
Francesco Ielà

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