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Lamezia Terme - Nasce dalle suggestioni di un incontro reale, quello con un ragazzino che per guadagnare qualche moneta caccia le meduse davanti agli occhi divertiti dei turisti di San Vito Lo Capo, il romanzo di Ruggero Pegna, una favola moderna che racconta i temi duri dell'immigrazione e lo sradicamento di un bambino dal suo paese d'origine, e lo fa attraverso i suoi occhi: ''Il cacciatore di meduse'', Falco editore, dimostra ancora una volta la sua capacità di trovare ''la forza delle storie'', secondo le parole della giornalista Rosalba Baldini, che ne ha discusso con lui in un incontro presso la libreria Tavella. Questa capacità sarebbe il plusvalore della narrazione di Pegna, che dopo ''La pecora è pazza'', ''Miracolo d'amore'' e svariate raccolte poetiche, si avventura su un terreno ancora relativamente poco esplorato dalla narrativa contemporanea: le tragedie degli sbarchi, il mediterraneo come una tomba per gli innocenti. E lo fa scegliendo di regalare la voce ad uno dei sopravvissuti, Tajil, bimbo somalo che racconta per 400 pagine la sua vita passata e presente, in un libro immaginifico: meduse come principesse, fiumi mari e insetti che, metaforicamente, ''parlano''. E il buio, che nelle parole del nonno di Tajil è l'unica cosa ''che ci rende tutti uguali''. Il tutto finalizzato a farci sentire compagni di viaggio di questo bambino, che troverà infine un suo riscatto. ''Raccontare la serenità di una vita - dice Pegna - ci aiuta a vedere gli altri al di là delle differenze''.

Giulia De Sensi

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