
Lamezia Terme - Un senso di disciplina, sobrietà e notevole maturità, non soltanto espressiva, rappresenta sicuramente la premessa del primo lavoro di Dario Esposito, “Oltre le sbarre”, Falco editore, presentato oggi in anteprima nazionale a Palazzo Nicotera. Ne hanno discusso con l’autore, nell’incontro moderato dall’editore Michele Falco, il vice commissario Domenico Montauro e il commissario capo Massimo Carnevale, rispettivamente comandanti di reparto del Corpo di polizia penitenziaria di Vibo Valentia e dell’Istituto Minorile di Catanzaro, il direttore del carcere di Vibo Valentia Mario Antonio Galati e in un breve intervento finale il consigliere regionale Arturo Bova. Si tratta di un romanzo autobiografico che racconta la vita, sospesa fra “fuori e dentro”, di un agente di polizia penitenziaria, restituendo dignità e salvando dalla retorica un’intera categoria.

Un romanzo nato, nelle parole dell’autore, per rappresentare “una sfida sociale” al pregiudizio ricorrente che fa di questi agenti dal compito così delicato degli aguzzini o dei conniventi, boia o corrotti a seconda dei casi, additandoli nel migliore dei casi come “secondini”. Interessante come il lavoro di Esposito abbia trovato immediato riscontro e plauso nell’opinione di colleghi e superiori, che hanno dimostrato di riconoscersi in un romanzo realistico e duro ma non per questo privo di suspense e verve narrativa, in cui trova spazio una forma di poesia che riesce ad albergare anche in un luogo imprevisto come il carcere. E poi le difficoltà, gli “eventi critici”- risse, tentativi di suicidio, di evasione – , la divisa vissuta come un’ombra che ti segue anche quando sei fuori – perché fare questo lavoro in Calabria non è esattamente come farlo in Liguria. Si sofferma su questo anche Bova, che tocca anche il tema irrisolto della chiusura del carcere di Lamezia, “presidio di legalità”, che sarebbe stato importante mantenere soprattutto in questo momento storico – qui il riferimento al pentimento dei Giampà. Quindi l’idea di una serie di proposte di legge che tutelino sia l’agente che il detenuto, in particolare l’istituzione della figura del “garante del detenuto”.
Giulia De Sensi
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