
Lamezia Terme - Presentato al Teatro Umberto il libro, risultato di accurate ricerche, "L'abbazia e il baliaggio di Sant'Eufemia" scritto a quattro mani da due nomi noti nel panorama storico e culturale lametino. Il professor Lucio Leone e la professoressa Filomena Stancati. I due, dopo diverse pubblicazioni, ritornano a scrivere insieme e a narrare il patrimonio storico che, come ha ricordato la relatrice, la professoressa Giovanna De Sensi Sestito, non è mai solo 'locale' ma generale, e investe l'attenzione di tutti coloro che sono chiamati al recupero e al valore crescente del bene che, reso fruibile, genera 'utilità marginale'.
Il libro è stato presentato al Teatro Umberto dallo scrittore e paesaggista, l’avvocato Francesco Bevilacqua che, mediante incursioni poetiche, dei grandi autori e intellettuali del ‘900, ha impreziosito di contenuti sul legame dell'uomo ai luoghi e in particolare al paesaggio. "L'amicizia con Dio si sviluppa in uno spazio geografico" - commenta Bevilacqua riprendendo l'enciclica di Papa Francesco Laudadio Si. Una presentazione che, oltre a parlare del volume che si è occupato dei ruderi dell'Abbazia fondata nel 1062 dal conte normanno Roberto il Guiscardo, ha inteso cucire un forte richiamo al concetto di 'memoria' indissolubilmente legato a quello di 'identità'. "Un piccolo grande dono - afferma la De Sensi Sestito riferendosi al lavoro della Stancati - che restituisce i segni della storia, i quali altro non sono che statue, edifici, abbazie. La memoria è fondamentale per mantenere l'identità, la riconoscibilità è data dai segni". Dell'abbazia di Santa Maria di Sant'Eufemia imponenti ruderi rimangono ancora visibili nella piana omonima. Abbazia che rappresenta una delle più importanti realtà storiche e archeologiche della Calabria.

L'evento, organizzato dall'Associazione Archeologica Lametina, ha visto anche la presenza dell'assessore alla cultura Graziella Astorino che ha poi affermato come Terina verrà consegnata, cioè resa fruibile, entro la fine dell'anno. Un libro che, stando alle parole di Bevilacqua, è un po' un rito, un salto nella memoria, rispetto a qualcosa che fino a dieci anni fa risultava ancora a molti sconosciuto.
Ma ha ancora senso parlare di tali fatti del passato? A tale interrogativo la professoressa De Sensi Sestito, ordinario di storia greca all'Unical, pare non aver alcun dubbio: "L'errore è nel considerarli appartenenti alla sola storia locale - afferma - questa non è mai avulsa dalle vicende che vive l'Europa, dobbiamo portare i ragazzi e le scuole a uno sguardo consapevole durante le visite guidate". E in fatto di 'identità', Francesco Bevilacqua compie un passo importante. "Oggi siamo tutti un po' retorici in merito alle nostre origini magnogreci, dimentichiamo che la nostra memoria parte dai greci attraversa i bizantini i normanni, dunque la nostra è una identità plurale e complessa - dice lo scrittore del 'Genius Loci' - Corrado Alvaro nella prima novella di 'Gente in Aspromonte' parla in riferimento ai pastori di una civiltà che scompare, dà valore a quel nulla arcaico, 'qui non bisogna piangere' scriveva ancora".
Un libro semplice in grado di arrivare a tutti e non solo agli addetti ai lavoro, "pieno di stimoli" - aggiunge Roberto Spadea, Già responsabile di zona per la Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria, prima di dare parola finale ai due autori. "È stata una ricerca impegnativa ma piena di soddisfazioni - afferma Lucio Leone - ho cercato di fornire un quadro preciso di quella che era l'Abbazia, di costruire un'antica vicenda del ‘700 a proposito dell'occupazione della famiglia Parise".
"Nobili pietre. Una testimonianza del nostro glorioso passato - commenta Filomena Stancati, memoria storica di Nicastro - sono soddisfatta di aver approfondito il lavoro fatto nella Parrocchia di Santa Maria Maggiore nel 1987 con l'archivio diocesano e il digesto vaticano per la Calabria. Mi piace il passato e farlo conoscere è un atto d'amore per il paese".
Valeria D'Agostino
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