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Lamezia Terme – Si chiama “La fabbrica delle stelle”, il nuovo libro del giornalista Gaetano Savatteri, direttore artistico di Trame Festival, edito da Sellerio, presentato presso la libreria Tavella in compagnia di Francesco Reale. Una ‘commedia gialla’, così Savatteri, dopo la visione del video sul ‘Popolo di Trame’ realizzato dal regista Mario Vitale, ha definito il suo ultimo lavoro che ha già raccolto curiosità e interesse nel panorama letterario nazionale. Una penna attravers la quale si intravede subito il richiamo, l’affetto, al grande dei gialli della Sicilia: Leonardo Sciascia,  ma anche una linea di demarcazione tra realtà e finzione, una diretta che coglie in flagrante e  lascia col fiato sospeso il lettore. Un dialogo curato e attento ai dettagli nel quale i due personaggi, il giornalista Saverio Lamanna sconfitto da una Roma che lo porta alla disoccupazione e l’amico Piccionello che ritrova nel suo rientro in Sicilia, si compenseranno tra loro, seguiranno il caso di un omicidio avvenuto durante la Mostra del Cinema di Venezia, in una scenografia ironica e dalla saggezza popolare. Ma nel mondo delle immagini, della finzione cinematografica, dello spettacolo e dell’ipocrisia, non è facile trovare il filo che porta alla verità. Savatteri, ritornato a 12 anni a Recalmuto, afferma che scrivere di Sicilia e in Sicilia non è stato certo un compito facile.

“Ci vuole un po’ di presunzione e di coraggio a scrivere nel paese di Sciascia, Verga, Camilleri – afferma in modo sarcastico e deciso – Qui ho tentato di eliminare il lutto, l’assassinio, per avere un’identità al passo coi tempi”.

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Gaetano Savatteri fa appassionare il lettore perché sa bene ‘raccontare’, e ritorna a scrivere in Sicilia con l’intento di ‘affinare’, di eliminare luoghi comuni. “Saverio Lamanna si dirige a San Vito lo Capo, sta dentro la modernità, là è rimasto scottato e là impara a difendersi con l’ironia – continua Savatteri – è un postmoderno, uno che conosce gli intoppi di Roma, Piccionello invece è un premoderno, le sue infradito diventano tendenza, uno di quelli che sono ancora presenti nelle nostre campagne, che non guarda la tv e non utilizza pc, ma proprio per questo dotato di una saggezza particolare”.

Nella Roma di Lamanna c’è un po’ della Roma di Sorrentino come ne ‘La grande bellezza’? A questa domanda del giovane Francesco Reale, il direttore artistico di Trame risponde “Si, c’è somiglianza, Lamanna arriva da una Roma che appartiene a un certo ceto sociale, una Roma ch’è più città da sfruttare che da vivere, a lui piace e n’è attratto ma è pure una Roma dalla quale s’è sentito buttato via”. Quanto alla scelta stilistica, Savatteri afferma “I gialli non li so scrivere, e molte volte non li capisco, ma attraggono, creano suspense, il giallo lascia impressione gabbia, inoltre mi piaceva la coppia detective e al tempo stesso comica, un lungo dialogo, l’idea di un libro un po’ nevrotico scritto in prima persona al tempo presente e poi il giallo è un romanzo sociale, ed è più diretto di un saggio sull’Italia contemporanea”. 

Valeria D'Agostino

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