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Lamezia Terme - Ha creato una storia dove i protagonisti decidono di partire, in attesa di tornare. E per quaranta anni si organizzano. La definisce un’opera letteraria e non un romanzo. Si intitola: “La zecca e la malacarne”. E’stato presentato in una libreria di via Crati. L’autore, Pino Tripodi, si definisce un uomo del sud che è partito per il nord e che come tutti, ha la chiave di casa. “Più è menzionato il termine ‘ndrangheta,  secondo lui, più acquisisce potere chi ne fa parte. E invece non bisogna nominarla o indicarla con nomi differenti, come la zecca, che è un animale parassita ed è la fabbrica del denaro. E la Malacarne che è l’humus sociale, e che rende possibile che in una società attecchisca la zecca. Il libro racconta il ritorno degli emigranti che non può mai essere effettivo e che, in questo caso è un ritorno di idee, sulle “concreterie”, come li chiama lui, dove questi amici organizzano una fondazione della società del sud.

E tutto inizia da un giornale, “perché - spiega Tripodi- bisogna cambiare le parole per poter cambiare il mondo, e quello linguistico è un elemento fondamentale”. I protagonisti lasciano il sud dopo aver fatto una quantità enorme di battaglie e, soprattutto, dopo una sconfitta storica. Quella degli anni settanta ma spiega che “abbiamo sempre avuto l’idea di voler riprendere il filo da dove lo avevamo lasciato”.

“E’ importante indicare con specificità i mali”, dice l’autore, e ritiene che alcuni di questi diventano degli alibi per non cambiare le cose. Per esempio la questione meridionale, indicata in molte occasioni, “è una scusa, per non cambiare la situazione, di quelli che non vogliono far nulla e la inseriscono in ogni problematica irrisolvibile”. L’opera letteraria affronta anche problemi che riguardano la criminalità organizzata e, secondo Tripodi, “bisogna evitare anche semplicemente di nominarla perché è convinto che le parole del nostro mondo, sono il nostro mondo. E parlare di una cosa negativa ne amplifica il potere”.

 Conclude la presentazione del libro sul concetto di “rifondare gli istituti della società, perché “quando esiste un fenomeno di così grandi proporzioni, come la ‘ndrangheta, non è quello che preoccupa, ma è la società che lo rende possibile. E deve essere nominata la specificità che questa crea. Per esempio, se c’è un fenomeno di corruzione, si dice che è la ‘ndrangheta, quando invece sarà solo una persona specifica”.

Maria Arcieri

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