
Lamezia Terme - “Ci sono imprenditori che svolgono il loro lavoro onestamente, ma c’è una borghesia che non è solo mafiosa. E’ parassitaria e prende i soldi pubblici e non li investe”. Sono le parole di Claudio Dionesalvi, uno degli autori di “Al di là della Mala – quando la ‘Ndrangheta c’entra poco o niente” scritto con Silvio Messinetti e presentato nella splendida cornice di palazzo Nicotera, editore “Coessenza”. Il libro è un antologia delle inchieste che hanno svolto per il “Manifesto” dal 2009 al 2013 e che non vuole escludere che esista la ‘Ndrangheta e che abbia un ruolo cancerogeno, però si chiedono gli autori “se il problema dei problemi sia solo la ‘ndrangheta nel nostro territorio”. Dionesalvi spiega che il titolo è “provocatorio e serve a far riflettere. Ci sono delle responsabilità all’interno della cosiddetta società civile, dell’apparato politico e di una certa imprenditoria, nel fatto che questa terra non riesce a uscire dal feudalesimo in cui vive da ormai troppo tempo”.
“Al di la della mala” parla di questioni e di battaglie svolte sul piano della difesa dell’ambiente. Ricostruisce atti processuali. E la divisione dei capitoli richiama agli elementi naturali e dell’esistenza umana, Acqua, Aria, Terra, Sangue e Merda, che danno un forte impatto evocativo delle bellezze paesaggistiche che caratterizzano il territorio in contrasto con gli scempi e le deturpazioni su cui il libro fa luce. L’Acqua il 24 ottobre del, 2009, una “fiumara” umana di 30 mila persone sciamava lungo i viali di Amantea, e batteva forte i pugni contro lo stato e la malavita, per chiedere verità sulle navi radioattive infossate nei fondali marini a largo della costa calabrese e la bonifica della vallata, dell’Oliva, inquinata da materiali tossici e nocivi: sotto accusa il sistema industriale del nord Europa e del nord Italia, che si è avvalso della manovalanza criminale per seppellirli in Calabria. La Terra la storia della fabbrica tessile Marlane a Praia a Mare, del gruppo Marzotto, sul posto di lavoro muoiono oltre 50 operai per le mancate misure di sicurezza. Nel libro-inchiesta si parla di alcune multinazionali, che negli ultimi anni hanno avuto un attenzione predatoria sul territorio calabrese e, non si sono registrati ne aumenti dei posti di lavoro, ne un miglioramento della qualità della vita. Al contrario. Pezzi della Regione sono stati svenduti a queste e si è ricevuto solo devastazione e inquinamento.
E aggiunge Dionesalvi “è un tentativo di inseguire lo sviluppo, che non porterà la Calabria fuori dalle secche in cui naviga da troppo tempo”. Si sofferma sul concetto di neoliberalismo e dice: “Negli ultimi venti anni ha trionfato l’ideologia del neoliberalismo. Una convinzione che, avrebbe dovuto trarre giovamento dai grandi mercati. Dall’economia, dalla finanza. Non è una sfiducia nei confronti delle nuove tecnologie. Ma più si spendono soldi e più si regala il territorio ai privati e alle multinazionali. E alla luce dei fatti il risultato è negativo. Il neoliberismo in territori periferici come la Calabria”, per il giornalista de “Il Manifesto” ha prodotto veleni, morte, disoccupazione e precarietà. “E - conclude - questo territorio si è presentato in modo più vulnerabile degli altri”. Nelle prime pagine si legge che “La criminalità dunque è un male DELLA Calabria, un male PER la Calabria, ma non è IL male della Calabria. C’è di peggio. L’alleanza tra imprenditoria corsara e manovratori politici”.
Maria Arcieri
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