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Lamezia Terme – È stato presentato presso l’Uniter casa del sacerdote in via Misiani il libro autobiografico: “A piedi nudi sui miei ciottoli”, di  Gianpiero F. Adornato che è alla sua prima esperienza editoriale. Il libro è edito da Rubbettino con il patrocinio del Comune di Lamezia. L’autore, “medico ginecologo”, con la passione per la scrittura e la musica è nato in provincia di Reggio Calabria a Cittanova, e ora vive da diversi anni in Basilicata. A moderare il dibattito è stata Teresa Gullà collega del medico Adornato, che si ritrova molto negli episodi da lui raccontati come quelli di gioco nella via stretta, ‘la ruga’.

A introdurre l’evento culturale è stato il presidente dell’Università della terza età (Uniter) Italo Leone: Siamo lieti di presentare libri; libri, simpatici e interessanti come questo di Adornato che ricorda la sua infanzia e in un certo qual senso anche la mia. Leggere e apprendere informazioni da un libro è diverso da apprendere dalla tecnologia, il libro, lo possiamo avere sempre disponibile sul comodino vicino al letto, ci aiuta a formarci, ci aiuta a costruirci un mondo, ed è il caso di Adornato”. Costanza Falvo D’Urso, vicepresidente della medesima associazione di cui è fondamentale fulcro come lo è del Premio letterario internazionale "Feudo di Maida" ha iniziato dicendo: “Quando ho preso in mano questo romanzo - dichiara la Falvo D’Urso - per la prima volta mi è sembrato un romanzo psicologico, psicoanalitico sembrava che l’autore fosse uscito da un periodo buio, ma poi, leggendo l’introduzione, mi sono accorta che non era così, perché l’autore vuole dire ciò che scrive, ‘camminare proprio a piedi nudi, come faceva da bambino, sui ciottoli’ delle strade’’ e far tornare alla memoria i luoghi d’infanzia. Il titolo ha incuriosito la mia fantasia. Il contenuto è una tragicommedia iniziata 50 anni fa con episodi a volta tristi a volta bizzarri e divertenti, diverse vicende si alternano in tutto il libro. L’autore ricorda tanti episodi della sua infanzia, quando molto giovane va in collegio perché rimane orfano del padre che scompare prematuramente. I termini usati, con stile impeccabile, sono a volte forti, anche in dialetto e mai usati fuori luogo. Il gergo è anche usato nei soprannomi di alcuni personaggi, ‘u zi’ Mommo che gli fa conoscere il mare. Si parla anche del ‘maestro cattivo’ che si faceva costruire dal falegname le bacchette in legno duro. Ci racconta poi dei giochi: se i bimbi più ricchi avevano ‘la tombola o il rischiatutto’ i bimbi più poveri si divertivano con le cose più semplici e misere”.

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“Sono raccontati curiosi aneddoti, come quello della monaca, dove il giovane voleva sapere se sotto la gonna fosse come le altre donne, ricevendo però una sonora sberla dal sacerdote. In conclusione  “Il libro ci fa riflettere, con accelerazioni e stop improvvisi”. La saggista Viviana Verri, figlia di Calabria (suo padre è lametino) ne conferma la leggibilità. “Un viaggio nella Calabria degli anni ’50 con storie, avventure ed esperienze di vita vissuta, e accurate descrizioni di paesaggi e personaggi. “La madre dell’autore donna di grande mitezza, dolcezza e coraggio; il padre uomo duro che però ama il figlio. La sua ‘durezza’ è dovuta alla mentalità un po’ bigotta dell’epoca che prevedeva come modello educativo un forte rigore. Ma il padre sapeva mostrare il suo affetto, portando al figlio un frutto privandosene”. Durante la serata sono stati letti passi e poesie del libro da parte di Roberta Laviola. In conclusione Adornato dice: “Il libro non solo ricorda e riporta memorie d‘infanzia,ma è anche un libro d’amore verso i miei genitori. Perché dimenticare la propria infanzia significa rinunciare alla propria vita vissuta”. Presenti all’appuntamento il sindaco Giovanni Speranza che ha portato i suoi saluti e la senatrice Doris Lo Moro: Il libro è piacevole da leggere, Adornato (figlio di Calabria) ha grande memoria della sua terra e della sua infanzia . L’opera può anche avere una sua valenza politica, ci fa capire la società calabrese di ora cambiata rispetto a una volta, e ciò serve a tutti noi e ci dà delle responsabilità”.

Francesco Ielà

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