
Lamezia Terme - Sette storie di donne e uomini che attraversano il confine, netto e ineludibile, di ciò che all’interno di una famiglia mafiosa è lecito e di ciò che non lo è nel libro scritto a quattro mani da Sabrina Garofalo e Ludovica Ioppolo, ricercatrici al dipartimento di Sociologia e Scienze Politiche dell’Unical, presentato dal Centro Riforme Democrazia e Diritti in un incontro moderato da Tiziana Bagnato e coordinato da Costantino Fittante. A discutere del libro “Onore e dignitudine. Storie di donne e di uomini in terra di ‘ndrangheta” una delle due autrici, la dottoressa Garofalo, che oltre a svolgere lavoro di ricerca è attualmente docente di Sociologia Generale all’Università Magna Graecia e collaboratrice dell’associazione Libera. Quelle descritte attraverso una narrazione che restituisce testimonianze di prima mano sono dinamiche di potere, d’amore e di morte, che tengono avvinti protagonisti per lo più ignari e sempre innocenti, colpevoli solo d’essersi innamorati della persona “sbagliata”. E qui entrano fatalmente in gioco i concetti di “onore e dignitudine” che decreteranno per mano mafiosa la loro fine.

Due concetti molto abusati, sottesi da parole storpiate nel loro significato autentico, di per sé positivo, per diventare strumento di controllo sulla vita degli altri, e poi, inevitabilmente, pretesto di strage e di sfregio. Ne sono un esempio i casi di Pino Russo Luzza, Massimiliano Carbone, Fabrizio Pioli, Angelo Donato e Santo Panzarella, ma anche il suicidio di Alessandro Bozzo, tutti al centro di storie con un denominatore comune : l’essere andati oltre le regole di una morale che non permette di essere liberi, neppure nei sentimenti più elementari. La punizione consiste nell’essere cancellati : i corpi delle vittime considerate spesso non si trovano più, sono stati bruciati o magari coperti di spazzatura, rivelando una mentalità che non corrisponde affatto a cliché di “onorabilità” ancora troppo spesso associati agli esponenti della ‘ndrangheta. Cosa fare? “ La lotta contro la mafia – dice la Garofalo – oggi non passa attraverso i grossi nomi. Bisogna ridare importanza alla quotidianità : la resistenza civile, fatta con responsabilità, passa attraverso altri canali, come l’etica delle professioni. In questo hanno un grosso peso i docenti, i giornalisti, le Università, e anche la Chiesa.” Dunque è importante, come sottolineato anche da Fittante, l’impegno di ognuno, che non va delegato.
Giulia De Sensi

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