
Lamezia Terme – ‘Reticoli’ è l’ultima fatica letteraria di Antonio Iacopetta, “un poeta colto e discreto, amante della lettura - lo ha definito Gioacchino Tavella - che ha fatto diversi lavori in merito ai grandi autori del 900 come Umberto Saba definito dall’autore come il più grande poeta italiano del 900”. Il suo volume è una raccolta di versi che possono essere letti – come ha scritto nella prefazione il professore dell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata” Carmine Chiodo, quali il personale diario o il taccuino giornaliero di un uomo, un uomo che con una scrupolosa e giusta curiosità nonché dedizione si chiede il perché delle vicende già vissute o attuali. “Dei momenti di vita vera con tutte le storture che ne convergono” e, sulle quali, quest’uomo vuole avere delle concrete spiegazioni. Il libro è stato presentato in una libreria lametina che ha concluso con l’opera di Iacopetta gli incontri letterari del 2016.

L’autore ha evidenziato l’importanza del linguaggio e dello stile che sono necessari in una poesia perché questa deve dire e palesare “qualcosa che a prima vista non c’è o non si nota”. “La poesia con il suo linguaggio deve ricercare la verità delle cose e ancora vita e stile vanno identificati assieme perché nella poesia lo stile è vita”. Infine tra gli autori prediletti da Iacopetta vi è Umberto Saba, “Nella sua poesia Saba ha saputo rendere semplici anche le cose più e le rime più difficili”. Lo scrittore Pasquale Allegro ha dialogato con l’autore in merito allo stile usato nel libro, “uno stile minimale che rifulge dall’oscurità usando un linguaggio semplice e allo stesso tempo ricercato, versi che parlano di pacatezza e candore, una poetica - ha continuato Allegro - che vuole percorrere, con la gioia e l’ironia, la via della semplicità”. “Il filo conduttore del testo - ha aggiunto ancora Allegro - è il tempo ma anche il destino che Iacopetta vede “in modo ossessivo”. A inframezzare il dialogo tra Allegro e Iacopetta sono state alcune poesie liberamente tratte da ‘Reticoli’ una fra tutte ‘Ragno’ con il quale l’autore, ironicamente, ne dialoga su i suoi sentimenti dovuti al suo comportamento predatorio.
Francesco Ielà


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