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Lamezia Terme - Prosegue a Palazzo Nicotera, nel 40° anniversario di morte di uno dei più grandi autori di un’opera onnicomprensiva di tutto il proletariato del mondo, “La settimana di Pasolini” rassegna ideata e organizzata dal Sistema Bibliotecario Lametino che si concluderà il 5 novembre con “Honoris Causa”.

Nella sala polifunzionale dove è ancora esposta la mostra bibliografica di P.P. Pasolini, ospite della serata è stato Eugenio Attanasio della Cineteca Calabria che, dopo la visione del corto di Mario Galli “Il Mago”, ha incalzato un interessante racconto sulle vicende che hanno legato P.P. Pasolini alla Calabria in merito alle sue scelte cinematografiche. Scelte senz’altro coraggiose quelle del poeta, se si considera la contingenza degli anni 60’ in Italia, che tutt’ora lasciano un’interpretazione aperta verso nuovi scenari da analizzare. A seguire la pellicola “Un Mondo d’Amore” di Grimaldi. La Cineteca della Calabria paragona P.P Pasolini a Vittoria De Seta, ma anche a De Martino, per l’impegno costante della lotta contro l’omologazione di massa e per la particolare attenzione verso la cultura popolare.  Il rapporto di Pasolini con la terra calabra ha inizio in maniera turbolenta, nel periodo in cui egli afferma “Cutro è il paese dei banditi” a cui segue un processo per diffamazione a mezzo stampa, ma successivamente si calmeranno le acque fino al premio, nel  1959, della città di Crotone per l’opera “Una vita violenta”.

Tracce indelebili della poetica pasoliniana si evincono da “Il vangelo secondo Matteo” dove emerge un Cristo divino e un senso d’umanità così alto da andare oltre i comuni termini.  Prima di girare il film, Pasolini  compie un viaggio in Palestina, un sopralluogo che servirà da studio, ma ritorna deluso rispetto a ciò che aveva immaginato. E allora trova la sua Palestina a Matera, tra i calanchi di Cutro, a Le Castella, in luoghi di profondo impatto espressivo e paesaggistico, invoca immagini di testi di vangeli, tra musiche le musiche di Bach,  da vita al lirismo e alla sacralità del proletariato. “Negli anni 70’ il cinema costituiva a tutti gli effetti un mezzo espressivo. Da un certo momento in poi Pasolini dimentica l’estetica del cinema, dando rilevanza ai fatti, conferendo uno stile determinato, e riuscendo a creare un movimento assolutamente contro tendenza, dove i cantori della periferia sono nel contempo autori originali ed emarginati” – spiega Attanasio, auspicando a soffermarsi sulla figura di Pasolini non solo in momenti occasionali. Si deve anche a Pasolini se oggi Matera è capitale europea della cultura. Perché la Calabria, terra dove sono state girate altrettante scende di film, non riesce ancora ad ottenere la giusta rilevanza?

V.D.

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