
Lamezia Terme - L'hanno chiamata "Condivisi", l'unione di estro e creatività tutta made in Lamezia. Un evento dove a fare da filo conduttore è stato il tema della maschera: da quella artistica a quella prettamente psicologica indossata da ciascun essere umano nel rapporto quotidiano con gli altri. “Aprire le porte di Palazzo Nicotera sabato e domenica e farlo organizzandosi dal basso, mettendo insieme idee e risorse, è un bel segnale che abbiamo voluto dare per mostrare che se si vuole si può fare cultura anche con budget ridotti, purché alla base ci sia il desiderio disinteressato di fare qualcosa di positivo per la città”. Questa la sintesi dell'iniziativa da parte dell’associazione culturale InOper@ che è stata patrocinata dal Comune di Lamezia Terme che ha dato la disponibilità dei locali a palazzo Nicotera. A partecipare all'iniziativa sono state diverse espressioni artistiche locali quali gli abiti della fashion designer Elena Vera Stella impreziosite dai bijoux di Sabrina Canzoniere per poi spaziare verso l'arte della ceramica di Figulus, Riccardo Tropea e Fernando Cimorelli per concludere con gli scatti dei fotoamatori Damiano Cerra, Riccardo Altieri, Antonio Renda, Franz Mazza e della community Igerslameziaterme. “Mettersi in gioco per animare la vita sociale e culturale della città è una sfida di democrazia e di senso civico, che inverte la logica per cui sono sempre gli altri a dover fare e non noi in prima persona”, aggiunge l’associazione che ringrazia gli uffici comunali e il personale per la disponibilità e la collaborazione nella fase di organizzazione e nella due giorni della rassegna. La maschera e le maschere della vita quotidiana, le tante “facce” della personalità di ognuno di noi come risorse da esprimere attraverso l’arte e la creatività: questo il filo conduttore del percorso che dall’ingresso di Palazzo Nicotera ha condotto il visitatore alle sale affrescate, ammirando le creazioni degli artisti che hanno raccontato il loro modo di vedere le proprie maschere e le maschere degli altri.
Per Elena Vera Stella, ideatrice della rassegna, “la moda va sfruttata per esprimere se stessi e comunicare quell’Io che spesso si vuole nascondere dietro una maschera”. Da questa filosofia nascono così gli abiti della stilista lametina che, dall’alta moda alla vita quotidiana, vuole far emergere "la donna nella sua autenticità, quell’autenticità spesso mascherata da costruzioni personali e convenzioni sociali". Il tema delle maschere ricorre negli scatti delle diverse angolature della città come quelle di Riccardo Altieri e Antonio Renda; le maschere che le donne sono costrette a indossare dalla società nelle fotografie di Damiano Cerra; la maschera come sinonimo del volto umano, delle tante sfaccettature dell’individuo catturate negli scatti di Franz Mazza: così hanno interpretato le maschere i fotoamatori della rassegna, protagonisti nei mesi scorsi di una serie di shooting fotografici con modelle che hanno indossato gli abiti di Elena Vera Stella. E di maschere ha parlato Fernando Cimorelli con le sue sculture in arte pop, Riccardo Tropea con la sua rappresentazione pittorica delle mitologia greca e Franco Serratore con le sue opere in terracotta. “Le maschere della vita quotidiana non sono qualcosa da temere, ma da conoscere per essere consapevoli di noi stessi e avere il coraggio dell’autenticità” è la riflessione del Presidente del Cles, la dottoressa Anna Fazzari che nel pomeriggio di domenica ha guidato una conversazione sulle tante maschere indossate nella vita di ogni giorno, costruite da noi stessi e costretti ad indossare spinti inconsciamente dalla società in cui siamo immersi e ci rapportiamo quotidianamente. A concludere la due giorni, l’attore Achille Iera che ha interpretato un brano di “Uno, nessuno centomila”, richiamando, nella vicenda di Vitangelo Moscarda, la massima pirandelliana che ci ricorda le "milioni di maschere e i pochi volti" che si incontrano lungo il tragitto della vita.

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