
Lamezia Terme, 14 maggio - Come autore ha confessato che “se si riesce a essere dei momenti di passaggio, si può essere anche un momento di arrivo". Il libro si intitola "Un cuore di seta e altri racconti". L’autore è Kino Kalisti. Pseudonimo. In una gremita libreria del centro ha parlato del suo libro. Lui è un magistrato. Un uomo affascinante, come lo stile narrativo con cui scrive. Ha detto: “c’è una storia, ci appartiene, io che leggo sono il vero autore”. Lo ha dedicato al padre. Con molto affetto. I suoi amici lo hanno presentato al pubblico. “Di emozione e bellezza” ha parlato Pino Spadaro, magistrato spiegando che “sono queste le sensazioni che suscita il testo”. “E’ un libro che fa riflettere sul rapporto padre-figlio” per Francesco Gambardella, avvocato penalista, che aggiunge come “s'intreccia la storia di un popolo con una prima parte evocativa e una seconda parte, caratterizzata dalla politica”. Per Pasqualino Scaramuzzino, avvocato. “E' per questo motivo - ha ripetuto - che l’autore deve sparire, perché la scrittura del libro, ha detto Kalisti, è un passaggio”. Sente il bisogno di consigliare ai presenti che “il nostro parlare dovrebbe essere più simile alla musica e all’acqua, perché siamo troppo rigidi. Gli uomini che accettano la loro fine, le loro difficoltà e che hanno dei punti di riferimento non rigidi - ha ripetuto - quelli sono una possibilità di salvezza”. E lui, Kalisti, lo ha dedicato a queste persone.

Il libro racconta la storia di Salvatore Caruso, ragazzo dall'indole indipendente, che non sopportava le regole a Catania negli anni '30. Si arruola nella Aviazione Militare e vive la crudeltà della guerra. In un alternarsi di generosità da parte degli africani e dei suoi nemici o presunti tali, questa esperienza lo farà diventare un umile saggio. Dedica il suo libro, questo autore originale e avvincente, a tutti i saggi involontari che, a suo avviso, danno un senso alla vita rendendola più accogliente. E non solo. Anche agli uomini incarnati nella grandezza dei nostri padri. "E tutti - aggiungo - ne sentiamo sempre e solo la mancanza. Soprattutto chi lo ha perso, sempre troppo presto".
Maria Arcieri

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