
Lamezia Terme - Eravamo riusciti a leggere A piedi nudi sui miei ciottoli nei giorni precedenti, gran parte dedicati alla preparazione dell’incontro con l’autore insieme agli infaticabili dell’Uniter. Stiamo appunto parlando della presentazione del libro di Gianpiero Adornato, medico ginecologo, che a 60 anni ha scoperto il piacere dello scrivere. Nei ritagli di tempo, avevamo completato la lettura e preparato i comunicati stampa per la pubblicazione sui giornali. Ora siamo seduti nella sala dell’Università della Terza Età di Lamezia Terme a seguire piacevolmente i relatori. Attento l’uditorio. Prendiamo appunti perché la storia ci ha coinvolto. Lo scrittore racconta la sua biografia, ma è anche la nostra. Ascoltiamo Costanza che relaziona. Cita i grandi della letteratura, in particolare Joyce e Svevo, rovistando nel subconscio tra le pagine del libro per impadronirsi del reale concreto in maniera piena. E così la professoressa Falvo D’Urso, vicepresidente dell’associazione, ci illustra i fatti narrati dall’autore quando, ancora ragazzo, viveva libero, in strada, in una cittadina della Calabria tirrenica degli anni ’50. Ne combina di tutti i colori. Perdonato dalla madre che lo riempie di baci. Affetto ricambiato. Invece il padre gli dà le currumate. Le bastonate. Ma nei momenti difficili del figlio (le malattie) rivela tutto l’amore paterno. Il Pinocchio calabrese, monello, ma sincero con il naso a posto perché di rado dice bugie, all’improvviso, come nel capolavoro di Carlo Lorenzini, alias Collodi, diventa un ragazzo perbene, anzi un uomo: “Ero diventato un’altra persona, avevo imparato a frenare l’istinto e riuscivo financo a riflettere… a 12 anni si può anche essere un uomo in Aspromonte”. Va in collegio e la sua vita cambia. La dott.sa Teresa Gullà è stata chiamata a far la moderatrice, ginecologa e calabro-lucana come l’autore: entrambi nati in Calabria, lui a Cittanova e lei a Lamezia Terme, ma in Basilicata da decenni con le famiglie da tirar su e la professione da svolgere. La lametina, nel leggere il libro, ha rivisto la sua vita quando, unica femmina in mezzo a tanti cugini maschi giocava a pallone nella ruga (la via), fregava gli arangialli (i mandarini) e andava sul carro.
E Il presidente dell’Uniter, Italo Leone, sottolinea l’importanza di un libro “come quello di Adornato che ci aiuta a formarci“ e a noi adulti permette di ricordare l’infanzia, a volte dimenticata, sommersi dalla quotidianità del presente. Siamo d’accordo con Falvo D’Urso: la letteratura degli autori importanti è presente nei capitoli del romanzo. A pag. 29 fa capolino il poeta africano Senghor nel momento in cui il romanziere di Cittanova scrive: “Già, il selciato, il nostro pavimento quotidiano fatto da ciottoli lisci e lucenti al sole sul quale poggiavamo i nostri piedi nudi, sgambettando in continuazione”. Si danno anche appuntamento Corrado Alvaro (Gente in Aspromonte, Piedi nudi, Il mare) Giovanni Verga (la novella Nedda, I Malavoglia). E se leggiamo il dialetto pensiamo a Camilleri. Ciò significa che è un romanzo pregno di letteratura. Non solo. Emoziona la sua autobiografia perché diventa collettiva, di tutti quelli che hanno vissuto da ragazzi gli anni ’50 in Calabria. Andare allu mastru: “ Mia madre pensò di affidarmi ad un maestro calzolaio”.
L’insofferenza nei confronti della scuola perché ragazzo di strada: “Deportarmi in una scuola significava togliermi dal regno della mia strada”. Le mangiate nei giorni di festa: “Per pranzo pasta di casa col sugo, vino fragolo per i grandi, gazzosa a fiumi per i piccoli”. Roberta Laviola e Viviana Verri, la seconda di padre lametino, hanno letto i passi più significativi, sottolineati dagli applausi dell’uditorio sempre attento e coinvolto. Conclude Adornato, rimarcando il tema della memoria, ma anche l’infinito amore verso la madre e il padre, punti fermi ed inamovibili della famiglia di un tempo. Alla fine, tra gli applausi, risulta palese la soddisfazione degli organizzatori e dello scrittore. Unico inconveniente, di poco conto, il computer: ha detto no, no e no. Per tre volte. Testardo! Non ha voluto accompagnare le letture recitate con le musiche originali dello stesso autore. Come se avesse dichiarato la propria incompatibilità con il passato primitivo, magico-mitico, agro pastorale di Cittanova, dove l’autore ha vissuto i suoi primi 11 anni. L’elettronica si è rifiutata di connettersi con gli anni ‘50. Forse è stato meglio così.
Pino Gullà
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