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Lamezia Terme - Un appassionato amante del cinema qual è Augusto Porchia, rischia di diventare romanticamente come il suo libro, “I migliori film della nostra vita”, rassegna di film pubblicata con Calabria Letteraria Editrice: una raccolta vivida e fin troppo umana dai mille ritratti, a seconda del tempo e del genere di sensazioni da rievocare.

 Questo vademecum di memorabilia, di nostalgia canaglia e celluloide, perchè il cinema è sempre un ricordare intorno alle cose, come la scrittura verso altri mondi, ecco questo libro, dicevamo, è stato presentato nella libreria di via Crati in mezzo a tanti appassionati di cinema e di libri sul cinema, per spiegare quali motivazioni hanno spinto questo maniacale cesellatore di 951 film, dal cinema muto dei fratelli Lumière datato 1895 fino alla nuova elegante favola di Woody Allen, quel Midnight in Paris su cui Porchia ha marchiato a fuoco una valutazione di cento su cento. Il tutto raccolto meticolosamente per data, per ordine alfabetico, con tanto di cast riportato. Insomma morbosamente afflitto da cinefilia acuta.

Un viaggio per immagini lungo la storia di poco più di un secolo, con tutto il bagaglio culturale e sociale,  con quel gran pullulare di bianco e nero e di colore, di ruoli principali e di comparse, di ricordi che sono di competenza delle grandi regie e delle colonne sonore; di questo e altro si è conversato in una libreria colma di spettatori, in attesa di ascoltare le parti in una sorta di messinscena, lì tra gli scaffali, a conversare con l’autore comodamente seduti a fianco di quella stangona della Ekberg, Anitona che si pavoneggia ritratta nella favolosa cornice felliniana della Dolce Vita.

A introdurre la serata il giornalista Gianfranco Manfredi, che ha parlato del lavoro puntiglioso di Augusto Porchia come di “un lavoro appassionato, coinvolto e coinvolgente, di amore sconfinato per il cinema”. La poetessa Ines Pugliese legge un passo di Tagore, riportato in apertura del libro come fosse una dichiarazione d’intenti, altrove leggasi amore, per il cinema ça va sans dire: “Non so da qual tempo lontano/ti sei avvicinato a me”. Giandomenico Crapis, ai più noto come personaggio particolarmente dedito all’agone politico, è prima di tutto un fine appassionato: “Io non leggo romanzi, leggo soprattutto saggi – confida – pertanto è stato il cinema ad aprirmi nuovi orizzonti e non la letteratura”.

Poi si lascia andare a simpatici ammonimenti per alcune scelte di Porchia, che a quanto pare “ha tralasciato film importanti degli anni trenta e quaranta”, ha dato poco spazio alla filmografia di Nanni Moretti, o ancora ha riservato voti troppo bassi a The Truman Show, il fim interpretato da Jim Carrey, e ai film di Robert Zemeckis, il regista della serie di Ritorno al futuro.  Il critico letterario Tommaso Cozzitorto, in un’occasione per lui eccezionale trattandosi di un argomento come il cinema - e sì che è pur sempre la settima arte – si lascia andare ad una puntuale digressione sul concetto di ready-made, “il cosiddetto prodotto in serie”, che applicato al cinema genera un’operazione di totale empatia con l’oggetto artistico: “Il film diventa un simbolo – spiega il professore – che ci fa rivedere qualcosa di noi, ci fa diventare in qualche modo parte attiva”.

Così come nel libro di Porchia, “il quale non ha realizzato un semplice catalogo – continua Cozzitorto - ma con le sue valutazioni offre diversi spunti e permette al lettore di ritrovarsi dentro la sua ricerca”. Il dirigente dell’ITC “De Fazio” di Lamezia Terme, Francesco Scoppetta, cinefilo della prima ora anche lui, nonché intellettualmente dedito alla ricerca dei grandi fasti della commedia italiana dei vari Monicelli, Risi e Scola, e rinvenuti a quanto pare anche nell’opera di Virzì (sigh, ndr), ha raccontato invece un simpatico aneddoto: “Mi trovavo ad un convegno sul cinema – ha esordito – quando l’altro relatore, un noto politico, mi ha confidato che l’ultimo film che aveva visto era Via col vento”. Grande fu poi la sua sorpresa quando quello stesso relatore nel suo intervento disquisì in lungo e in largo sulla storia del cinema.

“Ecco perché voglio lodare Augusto, che i film li ha visti veramente – ha concluso Scoppetta – perché è importante parlare di cose che si conoscono”. A conclusione della presentazione, i saluti finali di Augusto Porchia: “Questo libro è stato per me un tuffo nel passato, per rivivere emozioni, per ritrovare momenti che sarebbero altrimenti andati perduti”. Perfetti come titoli di coda.

 

Pasquale Allegro

 

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